Ritmica e musica Cubana: quando, perché e come si rivela importante per i ballerini?

Alzi la mano chi di voi non ha sentito dire che la Clave è lo strumento più importante nella musica Cubana – e nella Salsa in particolare. Poi però durante le lezioni e quando andate a ballare, in fondo, tutto quello che vi serve è saper ballare sull’Uno. Siamo sicuri che non ci sia nient’altro di interessante, per noi ballerini, che riguarda la musica cubana?

Iniziamo da dove siete

Con molta probabilità a lezione vi è stato detto che la Salsa si balla sull’Uno e facilmente avete iniziato a ballare con l’aiuto dell’insegnante che vi conta i passi, il famosissimo “1-2-3 5-6-7”. Lo dico subito: sono un grande sostenitore di questo metodo di insegnamento – per principianti – perché rende la lezione accessibile, è efficiente ed efficace. In fondo, balliamo un po’ tutti per divertirci: come ballerini siamo interessati al ballo e questa semplificazione consente a tutti di buttarsi in pista sin da subito!

Il conteggio ha pero anche dei limiti! Uno in particolare, che è importante tenere a mente, è che chi balla contando tende a muoversi in modo decisamente meccanico. Che cosa vuol dire?

Il ballo è una forma di comunicazione che avviene tramite i movimenti del proprio corpo. La comunicazione non verbale è importante perché trasmette le emozioni in modo autentico e veritiero. Ed è qui che entra in gioco la componente musicale, capace di creare emozioni che noi ballerini percepiamo e trasmettiamo attraverso il movimento del corpo.

Ciascuno di noi vive queste emozioni in modo unico, sia nella qualità che nell’intensità, per questo è essenziale che il ballo esprima l’emozione percepita riflettendone la stessa intensità che ciascuno sente dentro di sé. È questa la chiave di tutto: sviluppare cioè una connessione interiore in grado di rendere ogni movimento carico di significato.

Il corpo si muove così come l’orecchio sente la musica

Quando questa connessione interiore non è presente, invece, il movimento tende ad essere “freddo”, eseguito cioè così come lo si impara a lezione senza alcuna introiezione. Chi impara a ballare imitando il proprio insegnante si diverte comunque  perché è il metodo più facile con cui iniziare a ballare. Per questo motivo la formula di insegnamento che va per la maggiore è quella di insegnare coreografie che gli studenti devono imitare, e l’insegnante corregge coloro che si muovono diversamente1 .

Per chi è principiante è del tutto normale voler imitare il proprio insegnante e concentrarsi sulla coreografia. All’inizio, infatti, si impara a conoscere il proprio corpo e muoversi come l’insegnante è un modo per rassicurarsi di star facendo le cose giuste. Perciò, chi ha interesse a ballare per solo svago e senza alcun impegno, può tranquillamente continuare con questo metodo.

Diventa invece riduttivo e limitante per chi cerca nel ballo una prospettiva diversa. Una cosa, cioè, è muoversi e basta, l’altra è vivere il ballo in tutte le sue sfumature.

Nel ballo non esistono scorciatoie

Come detto prima, è importante avere ben presente quali sono i propri obiettivi. Fintanto che si desidera solamente imparare qualche figura – o eseguire i passi con più sicurezza – si può tranquillamente godere il ballo con quello che si ha. D’altro canto però chi desidera vivere il ballo in modo più emozionante deve accettare il fatto di dover esercitare il proprio orecchio musicale.

Il nostro corpo infatti si muove così come esso sente il ritmo e la melodia. Nella musica cubana questo significa imparare a conoscere strumenti importanti come la Clave e le Conga, tanto per fare un esempio, e farlo dalla prospettiva di un ballerino. Ciò significa individuare gli accenti di questi strumenti e saperli marcare opportunamente con i propri passi, oppure ballare in modo che i propri passi coprano/sostituiscano gli accenti mancanti. Occorre cioè sviluppare un “ritmo interiore” e saperlo esprimere ballando.

Per questo motivo quei corsi  prevalentemente teorici, oppure basati su coreografie costruite su brani specifici (che funzionano solo su quei brani) come accade spesso nei workshop, semplicemente non funzionano: lo studente non porta a casa nulla.

Bisogna invece imparare ad isolare ciascuno strumento e ballare sintonizzandosi unicamente su di esso per poi, col tempo, mettere insieme i pezzi e costruire un movimento. Dal punto di vista degli insegnanti, questo avviene suonando esclusivamente la Clave e spiegando agli alunni come si fanno i passi in presenza della sola Clave, suonando le Conga e spiegando agli alunni come si balla in presenza delle sole Conga. E così via. Una volta che lo studente padroneggia a sufficienza i singoli strumenti è il momento di passare alla composizione di due o più di essi, ad esempio la Clave e le Conga insieme. Il percorso è completo quando lo studente ha imparato a conoscere tutti gli strumenti (o per lo meno quelli più importanti) – cosa che non è per fortuna necessaria!

Per lo studente, un percorso del genere richiede un po’ di tempo – e pratica – ma è davvero facile se si ha a disposizione una spiegazione convincente e pragmatica! In ogni caso, puoi raggiungere ottimi risultati con molto meno impegno: ti occorrono solo gli strumenti più importanti (la Clave e le Conga) per progredire significativamente!

Conclusione

Ciascuno di noi è attratto dal ballo per motivi differenti e per questo non ci sono approcci “giusti” o “sbagliati”. L’importanza di costruirsi un background di conoscenze di ritmica e musicalità dipende da quanto ciascuno desideri migliorarsi.

Tutti noi abbiamo dei gusti musicali che ci portano a preferire alcuni brani a discapito di altri. Questo significa che comunque siamo in grado di emozionarci anche senza aver mai studiato la musica cubana. Ciò non significa che approfondirla sia inutile: significa invece che farlo ci consente di apprezzare dettagli e sfumature tali da farci emozionare più intensamente, di godere il ballo più profondamente e di ballare al meglio delle nostre potenzialità.

La ritmica e la musicalità sono temi che sono spesso visti come impegnativi o poco interessanti. Secondo me, questo succede perché gran parte dei corsi di ritmica e di gestualità si concentrano sulle cose sbagliate che hanno poco valore per chi balla – dando la sensazione, al termine del corso, di non aver portato a casa nulla di concreto. Un vero peccato, perché la musica “Salsa” è davvero bella e tale bellezza va valorizzata invece di essere affossata!

Ritmica e gestualità corporea vanno sempre insieme e trattarli separatamente è un grosso errore metodologico

Ricordatevi che il processo di miglioramento non è solo “verticale”, cioè limitato ad un aspetto cui diventare sempre più bravi. Esso è invece “orizzontale” e coinvolge numerosi aspetti i quali, messi insieme, formano il ballerino nel suo complesso e lo affermano nella sua inconfondibile essenza.

Il mio suggerimento è quello di cambiare prospettiva: non concentratevi sul “cosa devo fare per”, ma guardate al ballerino che diventerete man mano che introiettate le varie sfumature della ritmica e della musica “Salsa”!

 

1.  Mi preme qui fare una osservazione: questo principio vale a qualsiasi livello! Anche il corso più avanzato, se basato prevalentemente o esclusivamente su coreografie da memorizzare e imitare, continuerà a “sfornare” ballerini ben al di sotto delle loro potenzialità.