Le 5 + 1 componenti di una lezione di Salsa

 

Le lezioni di ballo non sono compartimenti stagni ma sono strutturate secondo una progressione graduale. Ogni lezione si basa cioè su quelle precedenti ed è a sua volta propedeutica a quelle successive. Quella che vi propongo è una formula comune e coinvolgente che io stesso uso con successo nei miei corsi. La struttura è pensata per una lezione da 60-90 minuti.

  1. Preparazione della lezione
  2. Riscaldamento
  3. Ripasso
  4. Spiegazione
  5. Pratica, con supervisione
  6. Bonus: Serate sociali

La preparazione della lezione

La fase di preparazione di una lezione serve a pianificare e organizzare la lezione. Prima ancora di iniziare, quindi, è una buona idea avere pronto il materiale adatto.

La prima cosa da preparare sono le musiche: io uso un brano per il riscaldamento e poi scelgo uno o due brani “facili” da ascoltare così che gli studenti possano concentrarsi sui movimenti. Porto comunque sempre con me almeno un brano più impegnativo da proporre se e quando capita una occasione che ritengo didatticamente interessante.

In secondo luogo, mi preparo la spiegazione del nuovo movimento che gli studenti impareranno durante la lezione. Per quanto un insegnante sia bravo, ci saranno sempre difficoltà per gli studenti e con l’esperienza ho collezionato una “lista” di quelle più frequenti e comuni. In questo modo, posso già anticipargliele dandogli un aiuto che gli faciliterà il lavoro. Ritengo che sia importante, cioè, non solo mostrare il movimento ma anche spiegare perché lo si vuole in un certo modo e per quale motivo invece non funziona se eseguito diversamente. A me cioè non interessa che i miei studenti mi imitino né li correggo quando non ballano come me. Mi interessa che capiscano cosa fare e che costruiscano su di loro i movimenti adatti.

Infine, il mio “piano didattico” prevede anche che gli studenti siano partecipi e consapevoli del programma stagionale. In altre parole, passo dopo passo, lezione dopo lezione, gli spiego perché quello che facciamo oggi gli sarà utile un domani. L’obiettivo è duplice: per prima cosa li motiva a fare meglio, sapendo che così balleranno alla grande quando avranno superato i corsi base; ma soprattutto, sapranno capire da soli dove hanno difficoltà sapendo scomporre i movimenti più complessi in movimenti più semplici trattati nelle lezioni passate.

La fase di preparazione, se fatta adeguatamente, richiede tempo. Tuttavia, la si crea una volta sola e poi la si aggiorna anno dopo anno in base all’esperienza. Sono molto pochi gli insegnanti che dedicano risorse adeguate alla pianificazione ed è un peccato perché sarebbe di grande giovamento per tutti. Prendete l’abitudine di preparare le vostre lezioni e vedrete una enorme differenza.

Iniziare con un buon riscaldamento

Il riscaldamento serve a preparare l’apparato muscolo-scheletrico al movimento. Serve anche anche a sviluppare flessibilità e lavorare sull’isolamento1 . Serve, cioè a preparare gli alunni alla lezione. Il riscaldamento non è un compartimento stagno, ed anzi serve a sviluppare, lezione dopo lezione, una condizione corporea necessaria ad affrontare le tecniche più avanzate e gli ostacoli che gli alunni avranno in futuro.

Ritengo che il riscaldamento sia fondamentale e che per questo occorra farlo adeguatamente, dedicandogli il tempo necessario e gli esercizi adatti agli obiettivi di breve e medio termine.

Nei miei corsi base, dove il movimento corporeo è limitato, il riscaldamento è molto leggero e consiste nel ballare in solo un brano di velocità media. Nei corsi più avanzati, invece, le lezioni sono focalizzate sui movimenti corporei, sulle tecniche più avanzate e sulla coordinazione. In questi corsi dedico al riscaldamento almeno 15-20 minuti, durante i quali gli studenti si esercitano sull’isolamento e sullo lo sviluppo dei movimenti della gabbia toracica. Non è la singola lezione a creare la tecnica, ma un costante lavoro che progressivamente sviluppa le abilità volute.

Ripasso delle lezioni precedenti

Prima di affrontare gli argomenti nuovi è una buona idea fare un buon ripasso delle lezioni passate. L’idea del ripasso è duplice: da una parte consente agli istruttori di vedere quali studenti hanno naturalizzato i movimenti e dall’altra aiutare gli alunni a rinfrescare la memoria. Il tempo a disposizione però è limitato e per questo non si può ripassare tutto. Il corso di ballo segue una progressione e quindi scelgo di ripassare solo i passi, le figure ed i movimenti che saranno funzionali per la lezione nuova che gli studenti dovranno affrontare. In questa, quindi, aggiungeranno un pezzo a quello che oggi ripassano.

Alcuni colleghi adottano un sistema alternativo. Fanno la lezione dall’inizio alla fine dedicando tutto il tempo che occorre, invece che suddividerlo in più parti e prevedono una lezione generale di ripasso ogni tot lezioni (ogni 10 per esempio). Questo metodo funziona bene se gli studenti riescono a starci dietro altrimenti nel giro di pochi mesi (quando cioè ci si avvia verso tecniche meno banali) resteranno solo quelli già dotati di talento. Che purtroppo è proprio quello che tante scuole vogliono e sperano: tenere solo quelli bravi.

La spiegazione

Rappresenta il fulcro della lezione ed è il momento in cui gli alunni apprendono qualcosa di nuovo ed ingrandiscono il loro repertorio. Se avete fatto un buon lavoro, gli alunni avranno tutti gli strumenti per poter comprendere e trarre il meglio dalla lezione.

Mi preme qui spiegarvi qui un concetto di grande importanza per il ballo e praticamente sconosciuto ai più. La mente ed il corpo viaggiano a due velocità diverse. Gli alunni assorbono molto in fretta l’idea di ciò che devono fare, ma il tempo che il corpo necessita per padroneggiare i movimenti è mooooolto più lungo.

Lo studente che sta imparando cercherà di imitare l’insegnante – per quanto possiate dirgli di non farlo – ed i primi tentativi in qualche modo funzioneranno. Per questo crederanno di aver già imparato e di essere pronti per ballare. Tuttavia, con buona probabilità lo studente saprà fare solamente un movimento meccanico poiché gli occorrerà ancora molta pratica – supervisionata e deliberata – prima di padroneggiare quel nuovo movimento.

Gli studenti però non sono tutti uguali: qualcuno impara più in fretta altri necessitano di più tempo2 . Voi insegnanti dovete fare una scelta e decidere se spiegare più lentamente (e quindi essere inclusivi) oppure se “correre” (e tenervi solo i talentosi).

Mente e Corpo viaggiano a due velocità diverse

L’approccio che uso io è inclusivo,  spiego passo-dopo-passo aiutando tutti gli studenti ad imparare almeno i rudimenti. Il motivo per cui ritengo questa metodologia efficace è che una lezione ben fatta si prende il tempo necessario per costruire un movimento di base sufficientemente solido che poi richiederà pochi ritocchi in futuro. Ritengo anche che una lezione con tanta (troppa) carne al fuoco sia sicuramente stimolante ma che poi agli studenti non resterà davvero nulla – a parte forse una coreografia che hanno memorizzato – che è infatti il metodo di insegnamento dei workshop poiché commercialmente funziona.

L’apprendimento ha delle tempistiche che vanno rispettate. La mia posizione è questa: le diverse abilità e velocità di apprendimento si possono superare mostrando qualche decorazione o variazione per quelli studenti più bravi e focalizzandosi sulle componenti fondamentali per chi invece ha più difficoltà.

La pratica supervisionata

Fino a questo punto gli alunni sono guidati dall’insegnante in ciò che fanno. Fino a questo momento, l’alunno apprende quasi esclusivamente per imitazione ed è focalizzato sull’insegnante invece che sul proprio partner di ballo. Dal punt odi vista psicologico, è normalissimo: egli cerca conferme dei suoi movimenti e lo fa confrontandosi con quelli dell’insegnante poiché se i movimenti si assomigliano allora sta facendo le cose in modo giusto. Nella vita reale però ciascuno studente ballerà in autonomia e dovrà imparare a sentirsi sicuro nei suoi movimenti. Questo è compito suo, che deve decidere quanto e dove spingersi nell’apprendimento al di fuori dell’ora di lezione. L’insegnante, tuttavia, ha il potere di dare importantissimi feedback a ciascuno di loro così da rendergli la vita più facile.

La pratica supervisionata consiste quindi nel far ballare gli studenti liberamente chiedendo loro di eseguire unicamente il nuovo passo/figura/movimento. L’obiettivo è far familiarizzare gli studenti con la lezione appena fatta.

Praticare in un clima libero da pressioni

Per massimizzare l’efficacia è importante che il clima generale sia sereno e permetta agli alunni di sperimentare da soli, senza che si sentano giudicati. Lasciate che ballino e facciano le cose così come le hanno capite e incoraggiateli a provare liberamente. La supervisione dell’insegnante quindi è preferibile che sia passiva e che intervenga solo in caso di emergenza – o per rispondere a domande dirette. Sempre in questa fase è importante – per non dire indispensabile – che anche gli istruttori ballino con i propri alunni. Così possono mostrare loro la tecnica corretta e dargli un riferimento tattile concreto. Nel ballo, cioè, toccare letteralmente con mano la giusta guida e contro-guida.

Alcuni insegnanti ritengono di dover correggere subito eventuali errori. Il problema di questo metodo è che gli alunni si fanno l’idea che esista un modo giusto di fare le cose e che lo standard minimo a lezione sia quello di eseguire correttamente i movimenti già dal primo tentativo. Sappiamo bene che è irrealistico che questo succeda. Quando gli insegnanti correggono subito, generano (inconsapevoli) un clima di ansia a lezione che inibisce la creatività e la libertà di pratica da parte degli alunni. L’alunno che vive con l’ansia di dover fare le cose assolutamente giuste al primo colpo è un alunno che non ha alcun futuro nel ballo.

Le correzioni, cioè, sono molto più utili se non sono immediate. Date cioè agli alunni il tempo di sperimentare autonomamente e di trovare da soli il modo di eseguire i movimenti imparati. Contemporaneamente, però, osservate attentamente quanti ci riescono e quanti invece no. Questo serve a voi – è un feedback sul vostro lavoro – del quale fareste bene a farne tesoro.

Se avete fatto un buon lavoro la lezione raggiungerà l”obiettivo e grossomodo gli alunni avranno assimilato ciò che avete spiegato, saranno in grado di svolgerlo autonomamente e non avranno lacune importanti. Se non avete raggiunto l’efficacia sperata – cosa normale che può succedere anche ai migliori – non disperate ed usate questa informazione per programmare la prossima lezione opportunamente (vedi punto 1). Raccogliete le difficoltà più comuni e sistematele nella fase di ripasso della lezione successiva.

La pratica deliberata

Un’ultima cosa. Cercate di ritagliarvi almeno 5 minuti per far ballare gli alunni liberamente con tutto quello che hanno imparato fino a quel momento. Come insegnante io mi aspetto che gli alunni frequentino le serate di ballo sociale e che “si buttino” – poiché i corsi sono finalizzati a questo. Non tutti però hanno il tempo o le risorse per partecipare regolarmente.

La pratica deliberata è l’ingrediente “segreto” dell’apprendimento e come insegnante ritengo che sia compito mio tenere presente che le esigenze degli alunni possono essere diverse dalle mie aspettative. Per questo dedico gli ultimi 5-10 minuti di ogni mia lezione alla pratica deliberata: così facendo la lezione si chiude in bellezza, col sorriso e tutti divertiti!

Mentre loro si divertono a ballare, io continuo ad osservare per prendere nota di qualunque cosa possa essere utile rispiegare le lezioni successive. Talvolta, mostro loro solamente una variante esteticamente bella da vedere per ingolosirli e mostrargli quanto è bello il ballo quanto i movimenti diventano naturali e spontanei.

La pratica deliberata: https://www.verywellmind.com/expertise-how-hard-is-it-to-become-an-expert-at-something-4173614#toc-the-role-of-deliberate-practice

Bonus: Le serate di ballo sociale

Lo studente che impara a ballare trae molto vantaggio nel partecipare alle serate di ballo sociale. Qui è dove lo studente consolida ciò che ha imparato e questo processo avviene unicamente quando lo studente è “da solo”, esposto, libero di dar sfogo alla propria creatività e di fare.

La pratica deliberata che si fa a scuola – o in gruppi privati fra amici – non ha lo stesso valore di quella alle serate sociali. La regola aurea nel ballo sociale è questa: quanto più è variegata tanto meglio è. L’ideale è poter ballare con persone di altri livelli (meno bravi e più bravi), di altre Scuole, Città, Nazioni, Continenti e se possibile di Pianeti diversi, così da sensibilizzare al meglio le proprie capacità.

Ballate con persone di altre scuole di ballo, di altre città, di altre nazioni e se possibile anche provenienti da altri pianeti

Questo aspetto è di fondamentale importanza e per questo ritengo che un buon insegnante sia (ragionevolmente) presente nella vita degli alunni anche al di fuori della sola ora di lezione. Fa parte della lezione anche il fatto di spiegare ai propri alunni l’importanza del frequentare le serate di ballo sociali almeno una volta in settimana e di ballare con tante persone diverse.  Io vado regolarmente a ballare e cerco di portare i miei alunni con me: in gruppo si sentiranno più tranquilli e desiderosi nel partecipare sapendo che ci saranno i loro compagni di corso.

La pratica deliberata: https://www.verywellmind.com/expertise-how-hard-is-it-to-become-an-expert-at-something-4173614#toc-the-role-of-deliberate-practice

Considerazioni finali

Insegnare a ballare non è un compito difficile. Il difficile è farlo bene. Credo che in classe – e fuori – sia molto importante incoraggiare l’interazione e la socializzazione fra gli studenti così che diventino amici fra loro e si sentano liberi di sperimentare divertendosi. A questo scopo le mie lezioni avvengono tramite la metodologia a rotazione con frequenti cambi di partner. Ciascun alunno balla così con tutti gli altri e questo vale anche per me come insegnante. Il mio consiglio più prezioso è questo: fate della vostra scuola un luogo di ritrovo, di socializzazione e divertimento.

Rendete le vostre classi un luogo di ritrovo, di socializzazione e divertimento

Vi auguro un buon lavoro a voi insegnanti e buon divertimento se siete studenti!

 

1. Mi preme far notare che proprio l’isolamento – concetto che va di moda ultimamente – è spesso la lezione stessa. Io considero questo approccio come un errore didattico, poiché la Salsa è un ballo di coppia e come tale la lezione va centrata sulla coppia. Questo vale soprattutto nelle lezioni di stile. L’isolamento, quindi, lo si sviluppa con esercizi appositi ed è più che sufficiente una sessione di riscaldamento di 10 minuti.

2. I motivi possono essere tanti. Generalmente i giovani apprendono più velocemente rispetto ai meno giovani. Coloro che frequentano regolarmente le serate di ballo sociale e che “si buttano” e praticano a mente libera svilupperanno le abilità molto più rapidamente di coloro che si limitano alla sola ora di lezione. Chi ha già una base in un ballo “compatibile” o simile apprenderà molto più rapidamente di chi questa base non la ha. infine, chi ha una tecnica avanzata in un ballo “incompatibile” avrà enormi difficoltà ad adattarsi al nuovo ballo poiché il suo corpo si muove già spontaneamente in direzione opposta; questo è il caso ad esempio di chi balla con una postura molto eretta e deve adattarsi ad una danza dalla postura rilassata e abbassata.

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