Fra amici scherziamo spesso dicendo che il ballo è come una droga e contiamo i giorni che mancano alla prossima occasione per ballare. Sono ormai più di 15 anni di passione, condivisa i migliori amici, qualcuno dei quali persosi per strada. Alcuni hanno messo su famiglia, altri hanno perso il lavoro e qualcuno si è trasferito. Ma c’è anche chi dopo tanti sforzi ha perso la passione ed in questo articolo voglio parlarvi proprio di questo fenomeno di perdita apparentemente improvvisa dell’entusiasmo.
Cosa porta alcune persone, appassionate e da anni dedite alla propria arte, a smettere per apatia? Oggi vi parlo di due fenomeni che sono il burnout – che si manifesta quando il ballo diventa fonte di esaurimento psicofisico – e la “sazietà” – cioè la perdita di entusiasmo dovuta alla mancanza di stimoli.
Burnout
Il burnout è un fenomeno tristemente noto per la sua altissima incidenza fra lavoratori. Si tratta di un crollo psicofisico causato da stress costante, continuativo e prolungato nel tempo; esso incide pesantemente e negativamente sulla qualità della vita di chi ne è affetto.
Come è possibile che il ballo diventi fonte di tanto stress fino al crollo?
Succede quando si vive il ballo in una prospettiva che favorisce questo stress, per esempio come forma di competizione (con se stesso o con gli altri). Succede anche quando il ballo è l’unica ragione di felicità/sfogo nella vita in un ambiente poco sano oppure tossico – cosa tutt’altro che rara, della quale ne parlerò in un post in futuro.
In entrambi i casi a dare origine a stress è quella sensazione di non riuscire a controllare la situazione, situazione che si tenta invano di cambiare.
Viviamo in società che hanno spinto all’estremo il senso di armonia sociale, con la conseguenza che i rapporti interpersonali sono diventati incredibilmente superificiali. Siamo un popolo permaloso, esageratamente selettivo nelle amicizie, privo di resilienza interpersonale.
Non è strano che qualcuno, trovando nel ballo grandi soddisfazioni, decida di buttarcisi a capofitto trascurando tutto il resto. Può capitare che, in virtù della grande soddisfazione, il ballo occupi spazi sempre più grandi e importanti nella quotidianità che portano ad un miglioramento rapido e significativo delle abilità. In questa condizione è facile alzare l’asticella delle proprie aspettative fino a voler diventare “perfetti” a tutti i costi – questa è la trappola nella quale vi invito a non cadere.
Ora, in tutte le attività il progresso iniziale è molto rapido e con risultati tangibili, mentre ai livelli più avanzati occorre lavorare sempre più duramente per piccoli miglioramenti. Inoltre, quando si è molto bravi, è possibile cadere nell’errore di vivere il ballo con una prospettiva distorta, ritenendo cioè che anche gli altri debbano imparare a ballare decentemente – c’è comunque qualcosa di molto ragionevole in questa aspettativa.
State attenti però a non vivere il ballo come una gara verso la perfezione ed allo stesso tempo percepire l’ambiente come “sbagliato”. Questa prospettiva genera purtroppo molta frustrazione e sentimenti negativi, stress, che col tempo portano inevitabilmente allo sfinimento, al burnout, con conseguente abbandono e senso di forte delusione nei confronti del “mondo ingiusto”.
Il guaio è che, come ho anticipato, l’aspettativa che le persone che ballano debbano migliorarsi è una aspettativa anche ragionevole. Per questo si persevera nel tentativo (errato) di farla capire anche agli altri, i quali invece hanno idee del tutto differenti ed a modo loro legittime.
Per esempio, in una serata di ballo, ci si aspetta che i partecipanti frequentino o abbiano frequentato i corsi – nessuno, davvero nessuno, vuole perdere tempo a far ballare gente che è li perché non ha nulla da fare – e ci si aspetta anche che gli altri partecipanti siano educati ed in qualche modo disponibili – invitare ed essere invitati senza frequenti rifiuti. Tutte cose che fanno parte della banale buona educazione e rispetto reciproco.
Ne ho fatto molte volte anche esperienza personalmente: quei luoghi nei quali i ballerini o le ballerine non prendono mai l’iniziativa di invitare ed anzi hanno il rifiuto facile sono luoghi che reputo poco sani e frustranti. L’escalation è inevitabile: a causa della chiusura, le persone cercano un partner fisso di ballo con cui praticare finendo poi per ballare unicamente fra loro, e rendendo così poco gratificante l’esperienza di ballo con altri ballerni, che a loro volta alimenta la volontà di non invitare, di rifiutare inviti e di chiudersi ulteriormente. Questi luoghi non hanno nulla di “sociale” e non c’è alcuna soluzione: bisogna smettere di frequentarli.
Tuttavia, chi come me investe importanti risorse nel ballo ha difficoltà a mollare la presa, soprattutto perché il problema è circoscritto ad una mentalità chiusa della gente del posto. Quando non c’è modo di venirne fuori – per esempio quando non ci sono altre possibilità dove poter andare a ballare – ecco che lo stress sale e il burnout si avvicina.
Non c’è alcuna soluzione. Occorre trovare una alternativa al ballo (un altro hobby che dia soddisfazioni) oppure migrare in altri luoghi più sani. Ho vissuto personalmente esperienze simili, che definirei tossiche nel mio caso, ed ho deciso di migrare altrove: scelta che si è rivelata vincente nel mio caso.
Prima di prendere decisioni drastiche, cercate di capire se siete a rischio burnout – c’è un modo infallibile per farlo: se tornate a casa con il sorriso dopo aver ballato, allora non dovete preoccuparvi. In caso contrario, chiedetevi seriamente se ne vale la pena.
Condivido qui con voi una riflessione.
L’ambiente di ballo dipende dalle altre persone e dalle mode del momento: non possiamo controllarlo e dobbiamo accettarlo oppure rassegnarci oppure ancora abbandonarlo.
Abbiamo invece potere sul nostro modo di vivere il ballo e l’importanza da attribuirli. Il messaggio che vorrei lasciarvi è che volersi migliorare è sano e naturale, volersi migliorare a tutti i costi è invece distruttivo.
Sazietà
La sazietà è in un certo senso la versione sana del burnout. La sazietà è un fenomeno del tutto naturale e normale, una risposta adattiva, un meccanismo evolutivo di noi Homo Sapiens. In poche parole, ci abituiamo presto ad un fenomeno se ne siamo ripetutamente esposti.
L’adattamento psicologico avviene in ogni cosa nella nostra vita e si può spiegare facilmente in questo modo: la novità ci attrae ed entusiasma ma con il tempo questo entusiasmo scema, fino a renderci indifferenti. In sintesi, il senso di sazietà nasce dall’adattamento naturale del nostro sistema di ricompensa a stimoli ripetitivi.
Il fenomeno della sazietà non incide negativamente sulla qualità della vita e per questo non è di per sé qualcosa da cui stare “attenti” né si può parlare di “rischi” in senso stretto. Tuttavia, la perdita di interesse è causa di abbandono del ballo e questo è davvero un peccato!
Più balliamo, meno troviamo piacere nel farlo.
Ho conosciuto tante persone, appassionatissime, che sono cadute in questo “errore”. Tutte hanno abbandonato il ballo dopo una partenza in quarta.
Dal punto di vista pratico, succede grossomodo questo: il grande entusiasmo iniziale spinge a volersi migliorare frequentando tutti i corsi possibili ed andando a ballare ad ogni occasione.
Il punto è che l’aumento delle prestazioni non garantisce un corrispondente aumento della soddisfazione percepita, mentre invece l’esagerazione comporta la naturale perdita di entusiasmo. In poche parole, ci si stufa. La sazietà si manifesta dopo molti mesi, talvolta anni: non è così ovvia o facile da individuare e quando ci si accorge che qualcosa non va è già molto tardi – forse troppo.
L’obiettivo di questo testo è quello di rendervi consapevoli dell’esistenza di questa “trappola” così che possiate capire se siete “a rischio” e come evitare di caderci.
Chi balla regolarmente più di 2 volte in settimana (fra corsi e serate di ballo sociale) è potenzialmente a rischio ed in tal caso suggerisco di rivalutare la frequenza in modo tale da rimanere coinvolti oltre la fase iniziale di novità. Utilissimo è anche introdurre novità, oppure creare delle variazioni creative.
Io limito la mia partecipazione ad un massimo di 2 volte in settimana, oppure partecipo alle serate di ballo per un massimo di due ore, così da limitarne l’impatto.
Può capitare che ci siano periodi particolari nei quali si balla più spesso e più a lungo – va benissimo – ai quali controbilancio con periodi di “digiuno” altrettanto lunghi, ad esempio non ballando per una o due settimane.
Lo so, è più facile a dirsi che a farsi! 😀
Sostenibilità
Per qualcuno, come me, il ballo è uno stile di vita. Come tutte le cose ritengo importante viverle in modo sostenibile nel tempo e per questo conoscere anche le cose che non vanno bene in modo da anticipare le mosse e tenere sempre alto l’ umore Salsero!
Spero che questo articolo vi sia di grande aiuto e che lo condividiate con chi ritenete abbia beneficio nel leggerlo.
Ora scusatemi ma vado a ballare!