Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un interessante reel sui social network. Nel reel, una coppia di istruttori mostravano tre “errori” comuni dei principianti. In uno di questi, il leader ballava guardandosi i piedi finché la follower con sarcasmo gli chiede “hai perso qualcosa?” e lui replica “Ho perso la figura…” Quel video era per me molto irritante poiché ritengo che un istruttore debba accogliere le difficoltà dei suoi alunni e non debba invece mai deriderli né prenderli in giro con arroganza.
Questo articolo non sarà un giudizio su questi istruttori e neppure sul loro stile e metodo di insegnamento. Io non so nulla di loro e per questo non posso esprimere alcuna opinione. Non scrivo quindi con intento polemico nei loro confronti.
Ritengo però che sia una buona occasione per parlare di un aspetto chiave che è la relazione istruttore-studente: un aspetto che tantissimi istruttori non conoscono per negligenza, mancanza di empatia o mancanza di conoscenze di psicologia/pedagodia (oppure tutte le cose insieme).
Credo genuinamente che l’intento dei creatori del reel fosse solo quello di suggerire di prendere alla leggera il processo di apprendimento. Io però guardo questi video con gli occhi di chi ha esperienza e competenza nell’insegnamento e credo che il messaggio che arrivi a chi li guarda sia diseducativo e di una pochezza e superficialità sconfortanti.
Vi dico perché i principianti si guardano i piedi
Gli studenti che ballano guardandosi i piedi sono studenti che faticano a mettere insieme i passi, il ritmo e il guidare/seguire. I principianti sono spesso estremamente concentrati su ciò che fanno; tendono a controllare i propri movimenti.
Il modo in cui funziona il cervello rende più facile controllare un movimento guardandolo coi propri occhi invece che altrove. Si mette così in gioco la risorsa adattiva più potente: l’attenzione. I principianti guardano i propri piedi perché la loro completa attenzione è assorbita per eseguire quel movimento.
In breve, è segno che si sta impegnando al massimo. Si tratta quindi di un comportamento che fa parte del processo di apprendimento, che continuerà fino a quando non avrà interiorizzato i movimenti necessari.
Pertanto, non sta commettendo alcun “errore” e un istruttore dovrebbe essere in grado di riconoscere cosa è un errore e cosa non lo è.
Chi pubblica contenuti è responsabile di quel che dice e di quel che fa
I reels sono ciò che sono e bisogna guardarli cum grano salis: sono brevi video preparati con cura per mostrare qualcosa che attragga visitatori. Chi prende seriamente i contenuti dei social non comprende il funzionamento dei social media. Va bene prenderli come ispirazione, guardarli per curiosità, ma è ingenuo credere che possano essere contenuti utili per chi balla.
Questo però non esenta i creatori dal prendersi la responsabilità di ciò che comunicano e del loro comportamento online.
I creatori di contenuti sono responsabili per i messaggi che trasmettono
Viviamo in una era dove ciascuno pretende la libertà di espressione e di opinione e dove la critica non è mai benvenuta ed accettata.
D’altra parte, esistono anche persone fragili che sono impattate seriamente da questi reel squalificanti. Accettare che un istruttore possa prendere in giro degli studenti, anche se l’intenzione non è quella di umiliarli, significa semplicemente non comprendere quanto certi atteggiamenti possano influire profondamente sulla motivazione e sull’autostima di chi sta imparando. Ciò è particolarmente vero quando ciò accade sui social network, che sono un luogo in cui un video può diffondersi in tutto il mondo e rimanere online potenzialmente “per sempre” e raggiungere potenzialmente chiunque.
Comprendere le difficoltà
Ci sono voluti decine di anni per capire che il buon insegnante non giudica gli studenti bensì li aiuta ad affrontare le loro difficoltà. Molti istruttori purtroppo non hanno hanno alcuna formazione di base né in psicologia né in pedagogia e l’intera loro conoscenza è basata unicamente sulla lor esperienza personale.
Un buon insegnante non giudica gli studenti quando commettono “errori”: un buon insegnante cerca di capire la difficoltà che stanno affrontando, la accoglie e gli fornisce gli strumenti così che possano superarla autonomamente con l’esercizio. Se necessario, li affianca.
Il messaggio che voglio trasmettere a tutti voi è quello di accogliere le difficoltà degli altri ballerini. Se vi capita di ballare con qualcuno che guarda i propri piedi, lasciateglielo fare. Alla fine, è più divertente ballare con loro che con un istruttore esperto che giudica continuamente i vostri movimenti.