Non sono un DJ. Alcuni giorni fa sono stato invitato a collaborare con una scuola di ballo della città in occasione di una serata di ballo sociale. Il mio compito: occuparmi della musica. Sono sempre felice di contribuire per la comunità di ballo della città, per cui ho accettato con entusiasmo. Fare il DJ non è difficile; il difficile è farlo bene. Sono capaci tutti di proporre i brani più popolari; più impegnativo è invece creare una playlist originale ed unica.
Chi si occupa della musica porta sulle spalle una grande responsabilità. I ballerini che partecipano ad una serata vogliono divertirsi e si aspettano musiche adeguate per ballare. Il repertorio a cui attingere è immenso, eppure la selezione dei DJ premia tendenzialmente gli stessi brani, i più popolari. Il punto è che il pubblico è eterogeneo e difficile da accontentare. Credo sia questo il motivo per cui gran parte dei DJ si espongono poco: il timore è che i loro gusti non siano apprezzati dal pubblico.
Partecipo settimanalmente a serate di ballo sociale, per questo ascolto e ballo più o meno gli stessi brani ogni volta; dopo un po’, ci si stufa anche di quelli.
Per un DJ, creare una buona playlist è un lavoro che richiede molto tempo. Capisco perfettamente che nessuno si possa permettere di stravolgere le playlist creandone di nuove ogni settimana e per questo ammiro molto chi sa variare.
Per fare un buon lavoro occorre sapere leggere il pubblico che balla; la playlist però va preparata in anticipo e decisamente non è una buona idea improvvisare all’ultimo momento. Invece, credo che sia molto utile avere una buona capacità di pianificazione.
Io volevo proporre una playlist che rendesse la serata indimenticabile, una playlist appositamente studiata per l’evento, dinamica, che in qualche modo portasse la mia firma.
Cosa fa veramente un DJ al giorno d’oggi
Un tempo il DJ era un esperto di musica capace di gestire supporti fisici – gli splendidi vinili – e di creare transizioni originali tra i brani. Queste transizioni richiedono al DJ di sincronizzare i bpm (dall’inglese “Beat per minute”, che è la misura della velocità di un brano) rallentando o accelerando la musica, cosa che si ottiene ascoltando con un orecchio un brano e con l’altro orecchio il brano successivo, così che la transazione avvenga fluida.
Con il progresso tecnologico e l’avvento dei software, le cose si sono semplificate parecchio. I programmi per computer permettono di sincronizzare i bpm in modo automatico. Con questi software chiunque può improvvisarsi DJ pur non avendo basi solide di musica.
Gli attuali programmi per fare i DJ sono evolutissimi; volendo, le applicazioni sono anche in grado di mixare fra loro i brani in modo completamente automatico, creando transizioni fluide, senza alcun intervento umano. Ciliegina sulla torta, alcuni programmi (anche professionali) sono perfino gratuiti.
Anche i luoghi dove si ballano Salsa e Bachata hanno un DJ ma non tutti usano applicazioni di questo tipo ed il motivo lo ve lo rivelo fra un attimo.
Il caso della Salsa e della Bachata
Per quanto riguarda la Salsa e la Bachata, la mia personale opinione è che mixare i brani sia un orrore errore clamoroso. Il motivo è che in una serata di ballo i protagonisti sono il ballo e l’interazione fra le persone; la musica è un supporto a questo scopo.
Nelle serate di ballo sociale, il protagonista è l’aspetto sociale, che avviene attraverso il ballo.
Quando un DJ mixa i brani, le transazioni generano un continuo musicale privo di interruzioni: chi balla non ha modo di fare una pausa senza interrompere il ballo “a metà”. Interrompere un ballo a metà brano è sempre un po’ imbarazzante, crea un’impasse: si ha la sensazione di essere molto scortesi, come se ci fossimo stufati di ballare con quella persona, anche se non è vero.
Le pause fra un brano e quello successivo consentono ai ballerini di scambiarsi i complimenti e ringraziarsi per il ballo; danno il tempo di tornare a bordo pista e invitare altre persone a ballare (o essere invitati) oppure di chiedere un secondo ballo alla stessa persona. Chi balla sa quanto sia importante questo breve attimo di silenzio: una manciata di secondi molto preziosi per favorire l’aspetto sociale!
Mixare i brani elimina questa possibilità, ostacolando così il piacere di scambiarsi complimenti reciproci.
Non è tutto: le Salse e le Bachate sono musiche create appositamente per essere ballate e per questo il finale dei brani è una parte importante del brano stesso. Il mix fra due brani elimina proprio la parte conclusiva, privando così i ballerini della possibilità di chiudere il ballo con una bella cornice.
Quando ho creato la playlist ho tenuto conto di queste considerazioni cercando brani che agevolassero il ballo fra i partecipanti.
Le musiche per principianti e quelle per intenditori
Fisiologicamente, è impossibile accontentare tutti. Una idea più realistica ed intuitiva è di bilanciare le cose in modo tale che la serata di ballo, nel suo complesso, piaccia; che diverta e che sia un successo. Questo innanzitutto per il valore intrinseco di creare qualcosa di bello ed emozionante per gli altri; ma anche per il fine pratico di aprire le porte alla possibilità di ripetere l’evento, occasionalmente o con regolarità.
Nel mio caso, la serata era organizzata da una scuola di ballo del posto, per cui inevitabilmente avrebbero partecipato tanti dei loro alunni, inclusi i principianti assoluti. Dovendo scegliere brani adatti anche a loro, ho pensato di proporre alcuni (ma non solo) dei brani che i loro istruttori usano a lezione. Questo li agevola, poiché per loro sono brani riconoscibili e dei quali hanno già fatto pratica in passato; brani “familiari” per chi, come loro, è nuovo alla musica Salsa.
Solitamente gli istruttori scelgono con cura quali brani proporre ai loro corsi e lo fanno attraverso criteri (velocità adatta, chiarezza ritmica, etc) che consentano a chi sta imparando di concentrarsi sui passi e sulle figure.
I principianti solitamente si presentano ad inizio serata, quando ancora la sala da ballo si sta riscaldando. Durante la prima ora ho quindi proposto una selezione di musiche pensata tenendo loro come riferimento.
Allo stesso tempo, credo che sia un errore dimenticarsi di chi invece balla da tanti anni. I più esperti hanno ballato per anni, la loro conoscenza è molto vasta e credo meritino uno spazio anche loro. Alcuni brani classici del passato ben selezionati sono un buon esempio di musiche ballabili che sono generalmente apprezzate da chi se ne intende.
I brani “trend”
Non ho nulla contro i brani più popolari del momento, anzi, alcuni di essi sono veramente belli. Come ho descritto prima, il guaio è che in virtù della popolarità i DJ tendono a proporli di continuo. Talvolta non sono neppure propriamente “Salse”, nel significato più stretto del termine (non aprite un dibattito su questo, cercate di capirne il senso di quello che sto dicendo). Chi balla da tempo, in generale, lascia la pista sbuffando quando il DJ propone per la centomillesima volta lo stesso brano già ascoltato e ballato trilioni di altre volte negli ultimi fine settimana.
Non ha alcun senso proporre un brano per il solo fatto che sia quello che va per la maggiore al momento. Come ho specificato prima, la mia visione della serata di ballo è quella di un luogo di socializzazione in cui la musica fa da sfondo. Un brano dev’essere ballabile, questo è quel che conta.
La difficoltà quindi sta nel proporre pochi brani scelti con criterio fra quelli in voga, che piacciono e che i ballerini in generale si aspettano di ballare, senza però inondare la playlist di quelle stesse musiche già sentite troppe volte; senza proporre la “solita” musica ogni volta.
I brani classici
I brani classici sono quei brani che appartengono alla storia della musica. La maggior parte sono brani del passato, qualcuno è comunque anche più recente. Sono dei capolavori che intersecano perfettamente la melodia ed il ritmo in una forma ballabile da tutti, non ci si stanca mai.
I brani classici sono i grandi assenti dagli eventi di ballo moderno, che si focalizzano più su altri target. Non saprei dire perché i DJ li “snobbino”, ma questo fatto è tornato a mio vantaggio poiché ho potuto proporne alcuni io.
Molti dei partecipanti ballano da pochi anni. Per loro i brani classici sono comunque musiche nuove mai sentite prima. Riconoscono, ascoltandoli, che sono brani meno recenti. Tuttavia, nel mondo del ballo questo non è sinonimo di “passati di moda”. Tutt’altro, ci sono musiche “immortali” che balleremo per tutta la vita.
Alla playlist ho quindi aggiunto anche una selezione di musiche classiche.
La musica restante
Gli eventi di ballo durano diverse ore. La durata media di un brano di Salsa/Bachata è di poco più di 3 minuti. Ogni ora ne “consumiamo” circa 20, che vuol dire che la playlist necessita di circa un centinaio di brani, inclusi quelli di riserva.
Trovare 100 brani che soddisfino i criteri che vi ho elencato sopra non è un compito banale. I DJ solitamente hanno una loro collezione di musiche che aggiornano di volta in volta e preparano le playlist attingendo da esse. Io non avevo una collezione così vasta poiché, come ho detto, non sono un DJ.
Le possibilità di scelta sono pressoché infinite. Ci sono migliaia di brani e vagliarli tutti è un lavoro mastodontico, improponibile. Invece, è esattamente quello che ho fatto. Ho scandagliato la rete e mi sono segnato tutti i brani candidati ad entrare nella playlist, poi me li sono procurati.
Avevo così collezionato diverse centinaia di brani di ogni ordine e grado e tutti potenzialmente proponibili durante la serata. I DJ, dicevo, hanno già una loro banca dati di brani e playlist: ora ne ho una anche io.
Una playlist dinamica
Per quanto un DJ possa essere bravo, non tutto è sotto il suo controllo. Questo valeva anche nel mio caso. Una buon piano è infatti un piano flessibile che ha sempre una opzione di riserva nel caso la situazione richieda modifiche all’ultimo momento.
Una playlist è una buona playlist se il DJ può modificarla “a caldo”.
I software attuali consentono di modificare le playlist in modo dinamico, purché i brani siano a disposizione da qualche parte.
Per tutte le considerazioni viste sopra (brani per principianti, brani popolari, brani classici, etc) ho selezionato un insieme di brani aggiuntivi pronti per essere proposti nel caso in cui ve ne fosse stata evenienza. Ed è successo 🙂
L’ordine di esecuzione
Quanto visto finora ha a che fare con la preparazione e selezione della musica da ballare. La parte difficile secondo me sta nel bilanciare la quantità di brani in modo da poter proporre musiche non troppo ripetitive e simili fra loro ma neppure completamente diverse da spiazzare i ballerini. E questo ci porta alla considerazione finale e più importante fra tutte.
L’ordine con cui proporre le musiche è fondamentale per la riuscita dell’evento. Ho dedicato una cura maniacale per ottenere la playlist “perfetta”.
In generale, non tutti i partecipanti arrivano ad inizio serata. I primi brani quindi servono per far partire l’evento con quei pochi già presenti. Questi devono essere brani piacevoli ma non “i migliori” a disposizione. Per la prima ora dell’evento ho proposto una prima selezione di brani che includesse tutte le combinazione di tutti i criteri visti sopra. Allo stesso tempo, riferendomi al concetto di playlist dinamica visto sopra, avevo pronti alcuni brani aggiuntivi per principianti assoluti, poiché mi aspettavo che fossero proprio costoro ad inaugurare la serata.
Ho scelto i primi brani, quindi, per avviare la serata. Dopo circa un’ora ho dato via alla musica “vera e propria”.
Ho alternato momenti di ballo “selvaggio” a momenti invece più romantici, per poi concludere con brani orecchiabili e ballabili fino allo sfinimento. Anche in questo caso, mi accertavo di avere sempre pronti dei brani extra da proporre a seconda del “vibe” dei ballerini.
Mantieni alto l’entusiasmo fino alla fine. Assicurati che tutti tornino a casa ancora entusiasti e con il sorriso.
Una cosa fondamentale da ricordare è quella di arrivare a fine serata mantenendo alto l’entusiasmo, così che i partecipanti tornino a casa ancora euforici, soddisfatti e con una gran voglia di ripetere l’esperienza!
Considerazioni e riflessioni finali
Durante la serata ho ricevuto molti feedback positivi e questo è stato molto incoraggiante. Naturalmente, ci sono anche ballerini a cui le musiche non sono piaciute e di certo non sono venuti a dirmelo; di questo ne sono consapevole. Per essere una prima volta, sono soddisfatto. Ho ancora molto da imparare, ma credo che questa mia esperienza possa insegnare qualcosa a chi si troverà nei miei panni un domani.
Nei giorni successivi però si è sparsa la voce che l’evento è stato fantastico e questo, in parte, anche grazie al mio contributo. Pochi giorni dopo sono andato ad aiutare gli istruttori ad una loro lezione di ballo. Gli studenti mi hanno riconosciuto e mi hanno fatto un bellissimo applauso. Non nascondo che mi ha emozionato molto, è stato davvero bello sapere che sono stati bene.
Sono molto orgoglioso di questo risultato perché, come avrete capito, mi sono impegnato molto per la riuscita della serata. La soddisfazione è stata tanta!
Una considerazione è obbligatoria.
Io ero li per essere al servizio dell’evento, non per appropriarmene. La libertà che ho avuto nel scegliere la playlist doveva essere ben ripagata ed in questi contesti i miei gusti musicali, soggettivi, contano poco.
Quel che conta è comprendere i gusti del pubblico atteso e “parlare la loro lingua”. In poche parole, non ho proposto le musiche per il solo fatto che piacciono a me: mi sono invece sforzato di intuire ciò che avrebbe fatto divertire il pubblico, i brani che i partecipanti avrebbero ballato con piacere e le musiche che avrebbero entusiasmato tutti. Certamente, ho inserito anche un paio di brani fra i miei preferiti, per “firmare” la serata 🙂
L’intera preparazione è costata molto impegno, che ho offerto liberamente e gratuitamente come forma di altruismo e come contributo per la comunità di ballo della città. Ci ho messo moltissima passione ed il genuino desiderio di rendere la serata di ballo indimenticabile.
La prossima occasione, potete star certi, proporrò una selezione di brani ancora più ricca!