Stai davvero comunicando o ti stai solo mettendo in mostra?

Il ballo sociale in coppia è uno spazio aperto a tutti, la cui filosofia si ispira a… socializzare ballando! Si balla in due, e per questo è importante che la coppia stabilisca un dialogo, ovvero una comunicazione ed una relazione piacevole per entrambi.

Il contesto del ballo sociale

Quando andiamo a ballare sappiamo che siamo tutti li, chi più chi meno, per ballare con tante persone diverse, divertici, svagarci ed esprimere il nostro talento attraverso il ballo.

Un ambiente di ballo sano lo si riconosce quando si torna a casa tutti con il sorriso e per aver trascorso una piacevole serata, quando cioè si invita a ballare e si ricevono inviti, quando ci si sente accolti della comunità e ci si “mescola” fra la gente.

Il ballo sociale riunisce persone provenienti da scuole diverse, livelli diversi, età e capacità diverse. Ballare in contesti così variegati è un privilegio molto recente: dobbiamo quindi accettare che con alcuni partner le cose funzionino meglio e che altre volte non si riesca a trovare subito una perfetta sintonia.

Questo è un fatto normalissimo, poiché un conto è quello che si impara a scuola quando si balla sotto la guida degli istruttori, insieme ai propri compagni di corso ed in un ambiente supervisionato, altro è invece “dominare” la pista da ballo interagendo anche con chi proviene da una formazione diversa dalla nostra.

In passato c’era molta attenzione alla tecnica di ballo poiché era quella la ragione per cui si frequentavano i corsi; oggi conta di più lo spirito di comunità e la condivisione. Abbiamo perciò superato l’idea che ci sia un modo “giusto” ed uno “sbagliato” di ballare e sappiamo invece che un approccio più inclusivo è quello nel quale ciascuno si esprime così come ha imparato e così come è capace di muoversi.

Per questa ragione è importante avere una certa apertura mentale, essere flessibili nel proprio stile di ballo ed accettare le differenze adattandosi ad esse; ricordando sempre che le responsabilità sono divise ugualmente fra cavaliere e dama. In questa prospettiva inclusiva i ballerini percepiscono il piacere del dialogo reciproco e questo approccio garantisce un ballo piacevole a prescindere da tutto il resto.

In caso contrario, quando ci si pone con schemi rigidi, si tende erroneamente a pensare che l’uno o l’altro sia in difetto, o inadeguato o comunque che le cose non funzionino “per colpa sua”. Questa incapacità di adattarsi rende frustrante l’esperienza per entrambi, come avrete sicuramente provato ballando con chi va per conto proprio; non è certo ciò che ci si auspica quando si va a ballare.

L’apertura mentale e la flessibilità tecnica sono il risultato di un lavoro che si fa su se stessi, sia durante le lezioni in classe che nelle serate di ballo sociale. A lezione, che è dove si impara a ballare, lo si fa quando ci si esercita tenendo ben presente che i movimenti, soprattutto la guida/contro-guida, sono funzionali laddove concretamente spendibili “nella vita reale” fuori dalla scuola di ballo.

La capacità di adattarsi e comunicare con partner di ballo sempre diversi è il risultato di questo approccio malleabile ed è quella che, semplicisticamente, chiamiamo Connessione.

Una idea di connessione che connetta davvero

Un po’ parlandone con amici ed altri istruttori, ma anche grazie ad alcune ricerche su internet – su Reddit, su altri blog, social network e YouTube – ho capito che non tutti intendiamo la stessa cosa quando parliamo di “Connessione”.

L’obiettivo è quello di poter ballare virtualmente con tutti. Stabilito questo, credo che sia importante sgomberare il campo da fraintendimenti e spiegare con molta chiarezza cosa significhi dialogare, ascoltarsi reciprocamente, connettersi e ballare insieme.

L’essenza del ballo sociale in coppia risiede nella sua apertura a ballare con persone diverse, adattandosi a stili, sensibilità e livelli di esperienza sempre nuovi: ogni partner è unico e così le sue peculiarità nel ballare. Il fine ultimo, come ho già detto, è quello di rendere l’esperienza di ballo il più piacevole possibile per sé stessi e per l’altra persona.

Il Dialogo è la manifestazione di questa filosofia, espressione di una condivisione e di una relazione nel contesto del ballo in coppia. Abbracciare questa filosofia significa utilizzare la tecnica di ballo per favorire la connessione e l’ascolto reciproco. Semplificando, la Connessione è un modo di ballare insieme adattandosi l’un l’altro.

A questo proposito mi preme far notare che tantissime persone confondono la sintonia – che si crea eseguendo ripetutamente la medesima coreografia con le stesse persone – con la Connessione, che invece è un modo di ballare orientato al dialogo di coppia e di cui la sintonia è una delle tante conseguenze, dovuta a buone abilità di adattamento reciproco.

A questo punto potreste chiedervi se il vostro approccio al ballo è più orientato ad esibirvi e fare tante figure complicate, oppure a dialogare con chi balla con voi.

L’importanza del metodo di insegnamento coerente

Negli ultimi anni, perlomeno negli ultimi 15-20 anni, il modello di insegnamento più comune è stato quello di trasmettere i movimenti tramite coreografie. Le coreografie dominano la scena delle scuole di ballo odierne ed è altamente probabile che tanti di voi lettori abbiate imparato a ballare in una scuola che adotta, in tutto o in parte, coreografie.

Questo modo di insegnare ha indubbiamente molti punti di forza. I ballerini, soprattutto i principianti, si focalizzano sull’imitazione dei movimenti così che ad ogni lezione eseguano le figure e tornino a casa soddisfatti per aver imparato qualcosa di nuovo. Commercialmente funziona, perché è un metodo win-win e permette un rapido ingresso nel mondo del ballo.

Trasmettere i movimenti tramite coreografie ha però dei costi nascosti ed è fondamentale esserne consapevoli. Per quanto gli studenti possano impegnarsi, cioè, finché si limitano a copiare i propri insegnanti svilupperanno tanto la perfezione coreografica quanto quella rigidità tecnica di cui vi ho parlato prima.

Gli studenti credono erroneamente che un movimento sia corretto nella misura in cui assomiglia a quello eseguito degli istruttori – i quali con il loro feedback di fatto corroborano questa percezione. Il risultato garantito è quello di rendere difficile sviluppare la flessibilità tecnica e mentale che è il prerequisito necessario proprio per la Connessione. Ai livelli più avanzati, quando l’impostazione coreografica è profondamente interiorizzata, diventa praticamente impossibile connettersi con chiunque altri non provenga dallo stesso percorso.

Quello di copiare i vostri istruttori nella speranza di diventare come loro potrebbe tranquillamente essere il vostro obiettivo. L’importante è che siate consci che la vostra abilità non ha alcun impatto significativo nel contesto sociale. È un segreto di pulcinella, nel quale ci cascano anche i migliori ballerini al mondo, che ballare con persone che conoscono solo le loro coreografie significa trascorrere il tempo ad ammirare la loro esibizione da palcoscenico. Bello eh, ma dialogare e ballare in due è un’altra cosa.

L’obiettivo del ballerino “sociale” non è l’esecuzione “meccanica” dei movimenti, delle figure e dei passi, bensì la conquista della tecnica che soggiace a quei movimenti.

La connessione richiede infatti di concentrarsi sulla componente tecnica del ballo, in modo tale che con il tempo e la pratica – quindi non “tutto e subito” – i ballerini imparino a padroneggiarla; acquisendo una sensibilità che consente loro di adattarsi poi con facilità a qualunque nuovo partner. A questo lavoro svolto durante le lezioni si aggiunge la pratica sul campo, che avviene ballando in ottica di dialogo con quante più persone diverse possibile, meglio se di altre scuole, città, nazioni, pianeti…

Le coreografie sono nemiche del ballo sociale

Questa cosa la dico apertamente, da anni: le coreografie sono nemiche del ballo sociale. E sono anche una bella trappola dal quale poi è difficile uscirne.

Tramite le coreografie si ottiene un risultato immediato in termini di esibizione – perché basta seguire dei movimenti già pronti. Si impara a fare uno specifico movimento, con specifiche persone, con uno specifico risultato. Queste inoltre, praticate più volte a lezione, finiscono inevitabilmente per creare una buona sintonia con i propri compagni di corso – i quali sanno già in anticipo cosa fare – dando l’illusione di imparare e saper ballare bene.

Le coreografie sono anche tutti quei movimenti di finto stile come toccarsi i capelli, accarezzarsi i fianchi etc, insegnati in alcuni corsi e che rompono continuamente il contatto il partner, rendendo insopportabile ballare con chi li esegue.

Ma questa è solamente una costruzione artificiale dei movimenti: la tecnica è così finalizzata all’esecuzione di qualcosa di scenografico, a movimenti “già scritti” e non all’ascolto reciproco; i ballerini sono sordi di fronte al dialogo con chiunque altri non conosca quella specifica coreografia e sono ciechi di fronte ai messaggi che arrivano dal proprio partner.

Ho visto queste limitazioni in ballerini di ogni ordine e grado, dal principiante ai migliori performer del mondo: chi non sviluppa il dialogo è destinato ad essere un cattivo ballerino sociale a qualunque livello.

La connessione non ha a che vedere con i movimenti acrobatici che si vedono nei social media, provati e riprovati: questi sono una illusione che non porta lontano. La connessione ha a che vedere con le sensazioni, percezioni ed emozioni che si provano durante il ballo ogni volta con partner diversi. Una coreografia studiata e perfezionata a lungo insieme al proprio partner risulterà sempre più elegante e precisa rispetto ai primi, goffi tentativi di far funzionare il ballo con qualcuno con cui non si è mai danzato. Ma è proprio questo il senso ed il fascino del ballo sociale: sapersi adattare a tutti!

Gli istruttori che ballano insieme da molti anni mostrano ovviamente sintonie invidiabili, ed è la loro pubblicità per i corsi di ballo. Come è normale che sia in un contesto di mercato! Le stesse logiche di mercato portano le scuole a nascondere i punti di debolezza, che in questi casi rappresentano proprio le capacità o incapacità degli istruttori stessi di ballare mescolandosi fra la gente.

Se gli istruttori stessi non padroneggiano la Connessione è ovvio che non potranno trasmetterla ai loro studenti. Per questi motivi ritengo che gli studenti interessati al lato sociale trovino più beneficio nel seguire istruttori regolarmente presenti agli eventi di ballo sociale. Ma non basta: occorre che gli istruttori stessi ballino indistintamente con tutti, soprattutto con alunni di altre scuole, dimostrando di conoscere bene il contesto nel quale i loro studenti, cioè voi, andrete poi a mettere in pratica quello che vi insegnano1.

Mi spiace se ho smorzato un po’ gli entusiasmi, ma in questo blog preferisco dire le cose come stanno. Che però non significa, appunto, cedere al romanticismo bensì entrare nell’ottica che le illusioni non portano lontano e che per questo secondo me vanno abbandonate.

Ciò che conta è invece che i ballerini imparino la struttura e la tecnica che soggiace ai movimenti. Non si tratta, cioè, di limitarsi a memorizzare i movimenti in modo superficiale; si tratta di comprenderne l’origine e la dinamica così da poterli eseguire da qualunque angolazione. Questo è un processo lungo, a volte laborioso, che richiede padronanza delle fondamenta 2

Questo modo di imparare potrebbe non essere altrettanto divertente rispetto al seguire i movimenti e le coreografie spettacolari degli istruttori poiché richiede una continua pratica sugli stessi movimenti. Ci vuole tempo! E per gli istruttori è impegnativo soprattutto quando gli studenti ritengono (erroneamente) di averli imparati a sufficienza o saperli fare molto bene (beati loro!) e voglio passare alla nuova figura, quando in realtà sappiamo bene che hanno imparato solo una infarinatura, ben lontani dall’aver compreso la struttura sufficientemente bene da poter passare al tema successivo.

Gli studenti vanno perciò anche educati che il “tutto e subito” ha un prezzo e che la fretta non li porta lontano. Nel ballo non ci sono scorciatoie. Anche per questo, da istruttore io stesso, sostengo con forza e solidarizzo con quei metodi di insegnamento e quelle scuole che “vanno lente” e che spingono i propri studenti ad andare a ballare spesso e di farlo in contesti quanto più vari possibile.

Agli istruttori è quindi richiesto di insegnare tramite una grande chiarezza e con un pizzico di creatività così da costruire le lezioni in modo da accontentare la fretta degli studenti di andare a ballare senza però perdere i valori portanti del ballo.

Conclusione

Il ballo è oggi un fenomeno di massa, un prodotto di consumo, soggetto inevitabilmente alle leggi di mercato. Come tale, esso si dirige non certo verso le strade migliori ma verso quelle che hanno un ritorno maggiore per le scuole di ballo.

Va sempre ricordato che balliamo sì per imparare il ballo ma anche per svagarci e divertirci. Per questo motivo credo che un metodo di insegnamento valido sia una sana via di mezzo che bilanci a metà ciò che serve davvero agli studenti e ciò che invece desiderano apprendere in breve tempo.

La Connessione d’altra parte è oggi una parola che va di moda ed è per questo usata come carota per attrarre studenti interessati a ballare. Non c’è un modo ovvio per gli studenti con cui capire se stanno imparando coreografie oppure tecniche valide per il ballo sociale. Sono quindi gli studenti che devono prendere l’iniziativa e chiedere chiarimenti sugli aspetti tecnici. E devono farlo con insistenza, verificare se la propria scuola è trasparente, verificare se ciò che imparano è veramente utile ai fini del ballo sociale oppure se funziona solo nella propria cerchia di amici.

Una volta chiarito questo punto, ognuno potrà scegliere la strada che preferisce nella consapevolezza di aver intrapreso il percorso più adatto ai propri desideri ed aspettative.

La mia esperienza mi dice che tantissimi ballerini desiderano (e credono di) padroneggiare la connessione, che però si sta perdendo sempre di più.

Sempre più ballerini sono attratti dai movimenti spettacolari, dall’esibizione, dal volersi muovere in modo acrobatico e “bello da vedere” senza troppi sforzi. Il prezzo da pagare è che così facendo si rendono ciechi a quella flessibilità utile a mantenere aperta, sana e leggera la comunità di ballo sociale; comunità nella quale queste stesse persone partecipano e di fatto la indeboliscono, chiudendosi in cerchie di amici ristrette che interagiscono poco al loro esterno.

Coloro che ballano spesso trovano vantaggio nel vivere il ballo valorizzando le differenze ed adattandosi gli uni agli altri. Nel ballo in coppia si balla in due e siamo chiamati in ugual misura a rendere il ballo piacevole al nostro partner: lui/lei non è li per farci fare le cose che vogliamo noi, ma balla con noi per condividere qualcosa di piacevole per entrambi.

1. Anche per questo motivo, negli ambienti avvelenati e contaminati da feroci competizioni, le scuole puntano a coreografie sempre più lunghe e complesse per lanciare un messaggio di supremazia: “siamo i più bravi”. In contesti simili, gli istruttori non possono ballare liberamente con gli allievi di altre scuole, perché rischierebbero di essere accusati di scouting – una pratica in cui i maestri danzano con l’intento nascosto di attrarre e indirizzare studenti di altre scuole verso la propria scuola. Questo fenomeno genera ulteriori tensioni, spingendo le scuole a isolarsi ulteriormente. Nei luoghi dove questo fenomeno è presente, e ne sono tanti, è molto difficile che gli studenti imparino la connessione a scuola e dovranno quindi arrangiarsi in qualche modo distanziandosi dalle dinamiche tossiche di queste scuole ed aprendosi fra di loro ballando gli uni con gli altri nonostante le tensioni dei loro istruttori.

2. Queste ultime sono la chiarezza della propria guida e di interpretare i segnali (“seguire” come si dice) senza forzare i movimenti, l’abilità di ascoltare la musica e di ballare insieme ad essa ed una solida e corretta tecnica di trasferimento del peso – senza scomodare il movimento di busto, che ormai è scomparso dai corsi di ballo. Con le fondamenta solide è poi facile creare qualsiasi cosa, in qualsiasi momento e con qualsiasi partner. Mi preme far notare che le fondamenta viaggiano sempre insieme, e se anche una sola di esse è carente tutto il ballo ne risentirà.