Il livello di ballo si è davvero abbassato nel tempo?

Negli ultimi anni nel mondo della Salsa Cubana, e più precisamente nell’ambito del ballo sociale, si è diffusa la percezione di un calo generale del livello di ballo. Il fenomeno riguarda tutti i ballerini, di qualunque livello. Molti appassionati sostengono che i corsi di ballo siano sempre meno rigorosi e che i ballerini emergenti vogliano “tutto e subito, con poco sforzo”, non arrivando così ad impostare una tecnica solida come accadeva invece in passato. È solo una percezione oppure c’è del vero? Proviamo a capirlo!

L’idea che il livello generale del ballo stia calando anno dopo anno non è solamente una percezione. Ci sono delle evidenze molto solide che supportano questa tesi e che non lasciano molti dubbi. Non bisogna però trarre conclusioni affrettate! L’approccio al ballo è cambiato molto negli ultimi anni ed ha portato con sé anche qualche interessante novità.

Ho scritto più volte in questo blog del fenomeno che vede il ballo mutare nel tempo a seguito dei cambiamenti nelle società. Qualcuno potrebbe domandarsi a questo punto con quale spirito si ballava in passato e come stanno le cose oggi.

Storia recente della Salsa in Europa

Agli albori della Salsa in Europa si studiava prevalentemente per imparare a ballarla così come la si balla nei luoghi dove è nata. Il ballo era sì un hobby ma praticato con profonda dedizione e spirito di sacrificio. Chi ballava era disposto a soffermarsi a lungo sulle fondamenta, non aveva il desiderio di imparare tante figure ed era importante soprattuto il dialogo fra i ballerini. Era questo che si cercava durante le serate di ballo sociale.

Sono gli anni d’oro della Salsa ed i ballerini studiavano viaggiando regolarmente nei luoghi di origine – soprattutto a Cuba – per trascorrere lunghi periodi di studio (anche molti anni) ed approfondire il ballo direttamente nelle accademie Cubane. Si imparava la storia ed i passi contestualizzati al periodo storico in cui sono nati o sono stati inventati, come si sono poi evoluti, per poi passare all’apprendimento ritmico-musicale tramite lo studio della musica ed imparando a suonare gli strumenti chiave presenti nella Salsa . Si imparava la danza cubana direttamente dalla fonte.

La popolarità del ballo era in fase di crescita e tanti ballerini sono poi diventati maestri facendo così un lavoro di quella che era una passione.

Verso gli anni 2000 – in tempi diversi nei vari Paesi – si è sparsa la voce che la Salsa fosse un ballo divertente, catturando così l’interesse della popolazione. Questo modo di insegnare il ballo aprendolo a tutti ha attratto in effetti tantissime nuove persone, incuriosite più da questo aspetto ludico che dai tecnicismi che avevano dominato la scena fino a quel momento.

In tutte le grandi città sono spuntate scuole di ballo come funghi. La Salsa è a questo punto un fenomeno di massa ed i corsi di ballo, da questo momento in poi, mirano tantissimo ad essere accessibili a quante più persone possibile.

Il mito del ballo duro ed impegnativo cade, l’idea di ballare così come si balla nei luoghi di origine inizia pian piano a scemare. La mentalità dei maestri cambia radicalmente approccio e si fa strada l’idea che tutti possano insegnare a ballare la Salsa; anche privi di una formazione incentrata attorno alle origini del ballo.

Col tempo tanti maestri (anche alcuni cubani non di formazione accademica) hanno abbracciato l’idea di un approccio meno rigoroso – la maggior parte, va detto, non per convinzione artistica ma per celare le proprie difficoltà nell’aderire agli standard rigorosi ed impegnativi richiesti dallo stile cubano.

Buona parte degli istruttori proveniva in effetti da formazioni differenti. Avevano già altre attività avviate (Zumba, Salsa “in linea”, etc) e la popolarità della Salsa cubana era un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire.

La Salsa a questo punto aveva cambiato volto! A quel tempo i tradizionalisti parlavano di “contaminazione” dovuta appunto a influenze slegate e disinteressate alle radici cubane. L’Europa, insomma, si è in un certo senso “appropriata” del ballo.

Non tutto è andato proprio liscio, purtroppo, poiché alunni di diverse scuole avevano talvolta difficoltà a ballare fra loro proprio in virtù delle differenze fra i contenuti didattici. In molti casi queste divergenze sono state portate all’estremo, con “guerre” fra scuole ciascuna dichiarante che il proprio stile fosse quello “giusto” e con conseguenti ostilità che hanno avvelenato a lungo il clima.

Come si balla oggi

La pandemia ha frenato quel clima di competizione feroce fra scuole, ed ha anche portato con se una cosa del tutto nuova: le lezioni online. L’idea di imparare a ballare seguendo dei video su YouTube o TikTok non era nuova, tuttavia il confinamento imposto dalle leggi vigenti nei vari Paesi ha accelerato i tempi.

Oggi sono in tantissimi a prendere spunto dai video in rete per imparare qualche passo o figura nuova e non sono scomparsi del tutto coloro che imparano esclusivamente con video lezioni. Tuttavia, quest’ultimo approccio è in declino e sono riprese a pieno ritmo le lezioni frontali che permettono ai ballerini di conoscersi e creare gruppi di amici – che offrono un calore umano che la tecnologia non può ancora sostituire.

Si balla ancora, quindi, e si balla tanto. Si balla soprattutto per svagarsi e per il piacere intrinseco nel ballo, si balla per trascorrere una serata divertente, si balla per conoscere persone nuove. Questa prospettiva, già in vigore da alcuni anni, è diventata dominante proprio quando ci siamo resi conto di quanto fosse fragile l’equilibrio fra libertà individuale e sicurezza collettiva e di come la nostra libertà non sia una cosa da dare per scontata!

Non solo, ma c’è ancora tanta voglia di ballare ed imparare e ho motivo di credere che si stia pian piano tornando a dar valore ai tecnicismi. Sempre più persone credono nell’impegno come strada per padroneggiare i movimenti e sempre più ballerini capiscono che occorre tempo e dedizione per ottenere risultati soddisfacenti.

Non siamo però di fronte ad una spaccatura che divide due scuole di pensiero – chi balla unicamente per svago e chi balla con impegno – ma a due modi di vivere la Salsa che coesistono tranquillamente e si supportano vicendevolmente.

L’emancipazione femminile

Ed arriviamo quindi ad un fenomeno che nel frattempo ha cambiato radicalmente il nostro modo di ballare: l’emancipazione femminile e la conquista della parità di genere.

La Salsa degli primi anni 2000 era caratterizzata da una figura dominante maschile ed una parte femminile molto passiva. La cultura in generale, in quegli anni, era ancora sbilanciata e questo è vero sia a Cuba che in America del Nord – da dove è arrivata a noi la Salsa – e naturalmente in Europa (pur con differenze sostanziali fra un Paese e l’altro).

Questa visione della società è ormai unanimemente considerata discriminante, in contrasto con principi e valori di parità ormai parte integrante del tessuto sociale.

Il punto è che l’emancipazione femminile ha influenzato profondamente anche il nostro modo di ballare. Le ragazze, che un tempo ballavano ricoprendo un ruolo passivo, sono oggi molto più centrali1.

Per loro sono nati vastissimi repertori di movimenti – il lady style – che cercano di valorizzare la loro femminilità. Questo nuovo modo di guardare al ballo in coppia è una “creazione” tutta Europea!

L’approccio che mette la donna al centro ha avuto una conseguenza (a quel tempo) del tutto inaspettata ovvero la nascita ed il rapidissimo successo di un nuovo stile di ballo, la Bachata Sensual.

Il suo ingresso in campo ha attratto tantissime persone giovani – soprattutto ragazze – svecchiando di molto l’ambiente di ballo. La Salsa, invece, ha esitato a lungo ad aggiornarsi preferendo continuare con il suo approccio conservativo e questo ha causato un importante calo di interesse fra i giovani con conseguenti difficoltà ad attirare nuovi talenti.

Ed è credo proprio questo secondo me il punto fondamentale per capire il nocciolo della questione.

Il ballo come fenomeno temporaneo

Il ballo, nella maggior parte dei casi, è una esperienza temporanea nella vita delle persone che poi si dedicano ad altre attività. I nuovi principianti sono persone di trenta o più anni. Quanto più tardi si inizia a ballare, tanto più lento è il processo di apprendimento.

A questo si aggiunge un ventaglio di possibilità non disponibili in passato. Agli esordi della Salsa in Europa ci si focalizzava su uno stile ben preciso per investire tutte le risorse disponibili su di esso. Oggi la mentalità più diffusa è quella di spaziare su più balli – Salsa Cubana, Salsa NY Style, Bachata Dominicana, Bachata Sensual, Kizomba, etc – legati dal fatto che nelle serate di ballo sociali sono tutti in qualche modo praticabili.

I Maestri di professione, dal canto loro, sono sulla scena da molto più tempo. Per loro, legarsi ad un nuovo trend potrebbe essere questione di vita o di morte lavorativa. La crescente popolarità di un nuovo ballo – come è stato per la Kizomba prima, la Bachata Fusion e Sensual poi – ha dettato la loro agenda. Costoro hanno sviluppato competenze poliedriche ma difficilmente sono arrivati a padroneggiarle tanto in profondità come coloro che invece si sono specializzati su una singola disciplina come era consuetudine fino agli anni d’oro2 .

Anche per questo motivo i corsi di ballo hanno cambiato i criteri di misura: ciò che oggi si chiama “corso avanzato” corrisponde, per contenuti e difficoltà, ad un livello “base 2” o al massimo “intermedio di primo livello” del passato. Dai corsi sono scomparsi i contenuti di ritmica – ahimè! – ed il movimento corporeo non è più la componente centrale delle lezioni; lezioni che invece puntano ad insegnare tante figure.

Non è cambiato solamente il modo di ballare, è cambiato soprattutto il modo di insegnare!

I maestri Cubani dal canto loro non hanno apprezzato la contaminazione di altri stili nella Salsa: essi sentono il ballo come qualcosa di identitario e sono poco propensi ad accettare che altri popoli se ne approprino. Costoro hanno tentato – a volte con successo altre volte invano – di tenere standard didattici elevati. Ma alla fine la maggior parte di loro ha dovuto cedere al modello “fare tante figure”.

Per tutti gli altri – soprattutto per i nuovi ballerini – non si tratta però di “contaminazione” – termine con accezione negativa – bensì di fusione fra diversi stili. Il fenomeno è ormai parte della realtà quotidiana: ci si può rassegnare ad esso oppure accettarlo.

Vale anche per me

Appartengo alla generazione immediatamente successiva a quella degli anni d’oro della Salsa: non ho studiato fisicamente nella accademie cubane, ma ho studiato un percorso analogo in una accademia cubana con sede in Italia. Ho imparato a ballare con il “vecchio stile”, approfondendo le danze popolari e folkloristiche cubane. Ho studiato il ballo dalle origini – le danze afro-cubane – passando per il Son e la Rumba cubana fino al Casino – la Salsa dei giorni nostri, attenendomi alle radici.

Sono felice di aver fatto questo percorso, che ritengo tutt’ora una esperienza fra quelle più importanti in vita mia.

Non mi sarei mai appassionato al ballo con quello che offre il mercato odierno e per questo invito sempre i ballerini a guardare anche oltre le mode temporanee e dare una chance agli stili tradizionali che, pur richiedendo più rigore, ripagano con enormi soddisfazioni.

Conclusioni

Il livello generale di ballo, almeno per quanto riguarda la Salsa cubana, è decisamente calato negli anni. La Salsa è diventata prima un fenomeno di massa e per questo l’accesso al ballo via via sempre più accessibile. Come tale, attrae molte persone interessate per lo più al divertimento che non ai tecnicismi.

La popolarità della Salsa non ha però solamente abbassato il livello medio, ha anche aumentato l’offerta aprendo tantissime altre possibilità. Ci sono ancora tanti ballerini e ballerine fortemente appassionati che, in virtù della grande disponibilità di corsi, workshop e festival, ha migliorato sensibilmente la propria capacità di ballo.

Ciò che si vede nelle serate di ballo sociale è fondamentalmente lo specchio di questo modo di ballare.

Oggi si balla prevalentemente per svago ed i vantaggi di un ambiente sociale rilassato sono tantissimi: per questo motivo credo che il fenomeno vada abbracciato e supportato.

Per come la vedo io, questa visione non toglie nulla all’approccio tradizionalista. È vero che la fusione delle danze afro-cubane, della Rumba e del Son nella Salsa ha perso di interesse fra i nuovi ballerini, ma credo che la perdita di interesse sia la causa – non la conseguenza – della crescente popolarità di altri stili e modi di ballare.

I cambiamenti esistono e sono per loro natura temporanei. La loro portata però può avere impatti molto importanti. I ballerini di lunga esperienza che hanno investito tempo e risorse ad approfondire uno stile specifico potrebbero avere difficoltà ad accettare l’idea di avere meno spazio a disposizione.

Le persone tendono a mettersi sulla difensiva quando si sentono private di qualcosa per loro importante. Per questo motivo è importante che la comunità di ballo si mantenga sempre aperta sia nei confronti del nuovo che anche nei confronti del “vecchio”.

Fintanto che questo accade, la comunità resta in salute. In tal modo nel ballo sociale ne usciamo tutti come vincitori. Secondo me, questo è il fine ultimo e l’unica cosa importante da difendere.

 

1. In alcuni stili di ballo c’è stata perfino una sorta di inversione della situazione, che vede le donne nel ruolo primario e gli uomini essere prevalentemente una figura di supporto

2. Non è raro in effetti incontrare maestri di ballo che hanno iniziato con una disciplina ed hanno cambiato più volte man mano che cambiava il vento.