I corsi di Stile: quello che non volete sentirvi dire

I corsi di stile sono una componente sempre più centrale nel percorso dei ballerini. Lo stile incuriosisce, affascina, seduce. Un tempo radicato alla cultura e alla simbologia, lo Stile è cambiato sensibilmente con la massificazione del ballo, spesso creando fraintendimenti fra chi balla da tanti anni e chi invece è nuovo nelle community.

Lo stile come espressione personale

Quando parliamo di Stile, nel ballo, ci riferiamo a tutta una serie di elementi tecnici ed interpretativi che contraddistinguono un genere di ballo ed il modo di interpretare quel ballo da parte dei ballerini.

Fino ad alcuni anni fa, prima cioè che il ballo sociale diventasse un fenomeno di massa, lo Stile rappresentava il linguaggio corporeo, prodotto di secoli di storia e fortemente radicato nell’identità dei popoli. La massificazione globale ha mutato sensibilmente questa espressione culturale rendendola una sorta di “prodotto di consumo” e legandolo all’estetica ed alla spettacolarità dei movimenti.

L’enfasi nella gestualità corporea era profondamente legata alla connessione emotiva e non alla spettacolarità dei movimenti.

In questo articolo esploro questa trasformazione cercando di mettere in luce le opportunità e le inadeguatezze del modo attuale di fare Stile.

Le radici sociali dello stile

Alle origini, quando la Salsa viveva nei confini di Cuba, essa era fondamentalmente un mix di tanti balli cubani apparsi nella storia e nel folklore di Cuba. Nel Baile de Casino – questo il nome usato a Cuba per riferirsi al ballo che noi conosciamo come Salsa Cubana – la gestualità era ed è tuttora ereditata da questi balli.

La simbologia dei gesti nel folklore richiama significati sociali da cercarsi nella narrazione della schiavitù, nel sincretismo religioso, negli usi e costumi popolari espressi principalmente nel modo di fare musica. Per questo motivo il ballo – lo Stile nella sua sostanza – è legato alla ritmica in maniera simbiotica; lo studio e l’approfondimento della ritmica e della gestualità corporea sono sempre andati di pari passo, supportandosi vicendevolmente.

Le accademie di ballo folkloristico cubano sono tutt’ora strutturate per insegnare attraverso un percorso cronologico dalle origini spagnole e africane dei balli apparsi a Cuba via via fino al Casino dei giorni nostri. Questo percorso mette in luce il ruolo ed il significato della gestualità corporea e questa conoscenza è fondamentale per comprendere appieno lo Stile cubano nel suo complesso, poiché la contestualizzazione storica incide in maniera sistemica su di esso.

Il ballo come fenomeno di massa

Quando il ballo e la musica sono usciti da Cuba, i grandi Maestri cubani hanno trasmesso il loro folklore così come loro stessi lo hanno studiato ed in esso si sono identificati. Come è ragionevole, però, popoli lontani da Cuba non possono identificarsi in un passato che non gli appartiene1.

Il modello Cubano è in effetti molto rigido rispetto agli standard attuali. L’ho già detto in passato: gran parte delle persone è attratta dal ballo per svago e per socializzare; comprensibilmente non ha interesse ad approfondire ciò che non procura risultati tangibili in breve tempo.

Questo vale soprattutto per lo Stile. In passato esso era trasmesso come sapere tecnico-espressivo, con l’obiettivo di formare la componente artistica, mentre adesso assomiglia più ad un prodotto da vendere che cambia di anno in anno per adattarsi alle logiche di mercato.

Lo Stile che va per la maggiore è fatto di movimenti decorativi con l’unico scopo di massimizzare l’estetica e la spettacolarizzazione del ballo: funziona, cioè, se è “bello da vedere”.

Lo Stile “senza sale”

Ora, io non credo ci sia nulla di male nel voler imparare alcuni movimenti per il solo fatto che piacciono, senza doversi per questo cimentare in lunghi percorsi di apprendimento. In fondo è importante vivere il ballo sociale come un gioco e perfino con una certa leggerezza.

Siamo però arrivati ad un punto nel quale lo Stile viene spesso svilito e banalizzato, orientato a pochi semplici movimenti. Ho visto innumerevoli classi di Stile composte da mini-coreografie da imitare a cervello spento: sfiorarsi i capelli, accarezzarsi i fianchi, sollevare le braccia, fare un saltellino…

Ora, rigettare il trend attuale è anacronistico ma così secondo me si è creata e si diffonde una idea molto sbagliata dello Stile e questo mi spinge a contestare questo modello di insegnamento.

Le coreografie non sono di per sé inutili o dannose, ed anzi ci sono punti validi a favore di questo approccio. Tuttavia, esse funzionano nel momento in cui rappresentano una forma di esercizio mirato a solidificare la tecnica appresa a lezione.

Semplificare va benissimo, facendo però molta attenzione a far passare le idee corrette

Mi sorprende quante scuole di ballo – comprese tante guidate da ballerini di altissimo livello – non comprendano questo aspetto pedagogico di base, viziando così la loro metodologia di insegnamento proponendo lezioni fatte di coreografie fini a stesse.

In questo ci “cascano” soprattutto i principianti e coloro che ballano da pochi anni i quali, in virtù della loro inesperienza, non sono in grado di pesare correttamente i vari fattori. Spesso, attratti dal fascino del nuovo, i principianti tendono a mitizzare le movenze che stanno imparando. Questo fenomeno è presente nella Salsa ma soprattutto nella Bachata Sensual, nella quale ballerini e ballerine attribuiscono qualità leggendarie al ballo, confondendo il coinvolgimento emotivo e la scenografia con la profondità interpretativa.

Che cosa sta andato storto?

Secondo me è molto positivo che i corsi di ballo tendano a mettere gli allievi in condizione di ballare già dopo poche lezioni, favorendo così il divertimento e la socializzazione.

L’enfasi sull’aspetto sociale e ludico del ballo ha sicuramente ampliato la partecipazione e reso il ballo più accessibile a un pubblico più vasto arricchendo lo scenario. Tuttavia, la commercializzazione del ballo ha portato ad una riduzione del tempo e dell’attenzione dedicati alla formazione tecnica ed alla comprensione ritmica, abbassando macroscopicamente la soglia di accesso.

L’idea di poter imparare con pochi sforzi quello che altri in passato hanno costruito in anni di impegno è una idea che tendo a rigettare perché reputo illusoria.

Le scuole che vedono i corsi di Stile unicamente come merce da vendere non creano un percorso artistico ma puntano a ciò che commercialmente funziona, sbilanciandosi esageratamente sulla componente estetica, di fatto però creando ballerini che si muovono in modi caricaturali.

Diversi istruttori sottolineano l’importanza di apprendere prima le fondamenta e solo dopo aggiungere lo stile decorativo poiché se i fondamentali non sono puliti, lo “styling creativo” non migliora il ballo, anzi lo peggiora sensibilmente.

In effetti si si vede palesemente la differenza fra chi impara imitando i propri istruttori, diventandone la loro brutta copia, e chi invece comprende il senso di ciò che fa, sperimenta, contestualizza e si esprime “con parole sue” usando un linguaggio corporeo proprio.

Il problema dell’overstyling

Questo modo di vendere lo Stile crea anche una serie di problematiche non di poco conto nel contesto del ballo sociale.

Quella che reputo più rilevante è l’overstyling, ovvero l’esecuzione continuata e sfiancante di elementi di stile, musicalmente disconnessi, che rompe continuamente il flusso e soffoca la connessione. L’abuso e l’eccesso di movimenti stilistici eseguiti di continuo rende l’esperienza di ballo decisamente frustrante per l’altra persona con cui si balla.

In base alla mia esperienza, fra coloro che frequentano cori di Stile, accade molto spesso nella Salsa ed è un fenomeno endemico nella Bachata Sensual.

Abbracciare le differenze ed aprirsi al dialogo

Ritengo molto importante che il ballo sociale venga vissuto con libertà, senza pressioni o giudizi che appesantiscano la community. Per questo credo che i movimenti di Stile, eseguiti per il semplice fatto che piacciono o divertono, non abbiano nulla di male in sé.

In passato in tanti hanno fatto l’errore di sminuire altre forme di Stile come meno autentiche e questo è sbagliato. Credo sia importante vivere il ballo liberi da qualunque forma di pregiudizio.

Il modello consumistico ha cambiato notevolmente le carte in tavola, scatenando così reazioni di reattanza ovvero forme di “ribellione” al cambiamento che scattano quando ci si sente privati nella libertà di azione e che consiste nel rigetto del modello attuale, percepito come illegittimo, rifiutandone la validità culturale. È fondamentale non cadere in questa trappola del “purismo” ed imparare a liberarsi di questa corazza che imprigiona in una mentalità conservatrice.

Un po’ di sano pragmatismo

La mia opinione è che nel ballo sociale sia fondamentale che l’esperienza dei partecipanti sia gratificante. Siamo in tanti a condividere la stessa pista da ballo e per questo è indispensabile che ci sia sempre rispetto reciproco e la genuina volontà di accettare la prospettiva dell’altra persona.

La chiave è cercare una via condivisa che renda il ballo piacevole e la serata appagante per tutti; che renda le differenze un punto di forza e di crescita reciproca ed elimini la frattura fra posizioni diverse ma non per questo in conflitto fra loro.

In fondo il mondo va così, il ballo cambia e ci si adatta. Facendo però attenzione a non soffocare il dibattito e la connessione in nome del pragmatismo. Vi invito perciò a riflettere in modo critico sulle vostre scelte di frequentare corsi di “stile” basati su coreografie, semplici o complesse che siano.

Un po’ di sano realismo

Lo Stile è il risultato di un lungo percorso e si costruisce inizialmente senza risultati eclatanti. Occorre accettare che le abilità tecniche, interpretative ed espressive non si possono semplicemente “trapiantate” imitando gli istruttori né si apprendono per osmosi copiando (“prendendo ispirazione”) dai reel su internet.

Le scuole di successo hanno abbandonato da tempo questa mentalità, educando gli allievi al ballo ed alla pazienza. Queste scuole hanno coniugano le esigenze dei ballerini attraverso un approccio sano e costruttivo. Esse portano l’attenzione su un’autentica connessione di coppia e sull’importanza di padroneggiare le fondamenta, spostando così il cuore dell’esperienza dall’apparenza verso la sostanza.

Limitando l’uso di figure e coreografie, queste scuole privilegiano ampi spazi di pratica garantendo agli alunni una solida assimilazione dei movimenti. L’investimento nel ripetere esercizi essenziali rafforza e solidifica le loro basi, aderendo così al senso sociale del ballo visto come uno spazio collettivo ed al contempo costruendo basi adeguate per affrontare corsi di Stile dai contenuti significativi.

Queste scuole, infine, trasmettono lo Stile basandosi sul meccanismo corporeo che genera il movimento, così che ciascuno degli alunni costruisca su di sé quelle abilità interpretative, indossando il proprio vestito e non quello degli insegnanti.

Parafrasando Giancarlo Cerveri nel suo libro Non ti fissare, “è difficile accertare in anticipo se un percorso condurrà lontano o se non servirà a nulla. È invece utile stabilire quali processi ci portano a strutturare” – la continuazione da qui in poi è mia – il nostro movimento e utilizzarlo come strumento che trasformi il ballo in qualcosa che esprima autenticamente la nostra personalità ed il nostro talento.

Perché va bene essere pragmatici, purché questo non sia un modo puerile per mascherare la mancanza di riflessioni stimolanti ed educative.

Buon Stile a tutti!

Nota di approfondimento sul movimento cubano

Per fare un esempio della complessità dello Stile folkloristico cubano partiamo dalla postura. La postura afro-cubana consiste in una posizione molto rilassata, a gambe piegate e busto leggermente inclinato in avanti.

L’obiettivo della postura – che quindi ci dice se la tecnica è corretta – è quello di scaricare l’intero peso corporeo nella parte inferiore del corpo stesso, cioè sulle gambe, liberando così la schiena da qualunque aggravio.

La schiena, sollevata da ogni incarico, è così completamente libera di muoversi in modo isolato dal resto del corpo ed in grado di ondulare, proprio come previsto nelle danze Afro-Cubane. La Salsa mantiene la postura, ma il movimento del corpo non è ondulatorio bensì parte dalla gabbia toracica e consiste in una traslazione laterale della gabbia stessa. È importante sottolineare che il movimento coinvolge unicamente la parte superiore della gabbia toracica – differenza chiave ad esempio con la Bachata Sensual, in cui molti movimenti partono dalla zona ombelicale richiedendo per questo il supporto del partner per controbilanciare adeguatamente e restare, come coppia, in equilibrio.

Lo spostamento laterale della gabbia toracica ha tre conseguenze.

La prima è che il tronco, per effetto della traslazione, ruota leggermente la spalla facendola fuoriuscire dall’asse corporeo. Questa caratteristica è la base del movimento a “8” di busto nel quale le spalle, sempre rilassate, intervengono successivamente per accentuare il movimento attraverso il “richiamo” della scapola!

La seconda conseguenza è quella di sbilanciare lateralmente il baricentro. Il ballerino si mantiene in equilibro riallineando il torace con l’esecuzione del passo facendo così cadere il peso correttamente sulla gamba “davanti”.

Infine, poiché il movimento arriva alle gambe solo in un secondo momento, la torsione del busto consente di riallineare le ginocchia in modo tale che esse siano sempre parallele in qualunque direzione ci si muova: tecnica che dona eleganza e compostezza al ballerino qualunque movimento esegua. La Salsa eredita questa tecnica delle ginocchia parallele dalla radice africana ed è il motivo per cui – per coloro che intendano ballare la Salsa così come la ballano Cuba – lo studio delle danze Afro-Cubane è necessario e che nessuna coreografia potrà mai replicare!

Come unica nota a titolo di curiosità, dal punto di vista anatomico il muscolo da cui parte e si coordina l’intero movimento è quello scapolare. Concettualmente, tuttavia, si preferisce dire che il movimento parte dal plesso solare poiché quest’ultimo richiama il centro del corpo.

1. Ciò non significa che il folklore Cubano sia antiquato né che abbia meno valore rispetto al passato. Significa invece che il processo di definizione dello Stile si sta allargando e che le scuole di ballo europee ed i ballerini hanno assunto un ruolo propositivo, funzionale agli usi e costumi locali.
Sono infatti rimasti in tanti appassionati che intraprendono percorsi di approfondimento del folklore cubano. Succede a chi, come me, vede nel ballo un significato che va oltre il mero svago.

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