Nel tempo libero mi rendo disponibile per aiutare gli istruttori in una scuola di ballo qui in città dove vivo. Sono un po’ un jolly: ballo sia come leader che come follower, a seconda di cosa c’è bisogno. Una volta in particolare, mentre ballavo come follower, un ragazzo mi disse che ballo meglio di tante delle follower che ci sono nella classe. Sebbene il suo sia un complimento, credo che mettere in paragone i compagni di corso sia il riflesso di una mentalità “sbagliata” nei corsi di ballo.
L’intento di quella osservazione era chiaramente quello di farmi un complimento; pur mal celando una certa scontentezza verso le capacità sue compagne di corso. Non è molto comune che un ragazzo balli come follower, essendo questo ruolo costruito e tutt’ora “riservato” alle sole donne – di questo ne parlerò nel prossimo articolo che tratta gli stereotipi di genere nella Salsa.
La cosa su cui voglio soffermarmi qui è invece la forma mentis.
Fare paragoni fra le abilità dei compagni di corso è abbastanza comune. Viviamo in contesti nei quali siamo esposti alla competizione in ogni cosa: dallo sport ai voti scolastici/universitari, nella ricerca del lavoro e perfino nella ricerca di un partner.
Nel ballo sociale, secondo me, questa mentalità è da abbandonare a favore di una mentalità collaborativa, orientata alla condivisione ed alla partecipazione.
Il senso del ballo sociale è quello di divertirsi e di socializzare, non quello di essere i migliori. Le abilità dei ballerini meritano riconoscimento poiché frutto di impegno e sacrifici, ma in contesti collaborativi non vanno messe a confronto: il vero valore sta nel contributo che ciascuno apporta. Certamente, quindi, la presenza di ballerini e ballerine molto capaci è preziosa; in un contesto comunitario lo è nella misura in cui sanno usare il proprio repertorio per far divertire anche gli altri.
Il senso del ballo sociale è quello di divertirsi e di socializzare, non quello di essere i migliori.
Per questo motivo credo che partecipare agli eventi di ballo sociale sia più piacevole quando lo si fa con lo spirito di svagarsi e divertirsi lasciando a casa il proprio ego.
Questo principio è ancora più importante durante i corsi di ballo.
In questi luoghi siamo tutti li per imparare, anche chi è già bravo. Tutti hanno bisogno di far pratica e di migliorarsi e questo avviene esercitandosi con tutti; ciascuno con il proprio “stile” di guida e di contro-guida. In questo modo ognuno impara a modularsi e sensibilizzare la propria tecnica in relazione agli altri.
Per questo ribadisco spesso che è molto importante scegliere scuole di ballo nelle quali sia molto frequente il cambio partner, come ho parlato nel post relativo al metodo a Rotazione, così da favorire la capacità di ciascuno di adattarsi a partner sempre diversi; cosa che poi è l’essenza del ballo sociale1.
Le scuole di ballo offrono un ambiente ottimale per esercitarsi verso questo obiettivo, poiché ogni difficoltà o incomprensione avviene sotto la supervisione degli istruttori; questi ultimi possono fornire il loro feedback, basato sulle loro competenze e sulla loro esperienza, così da facilitare la comunicazione.
Come è normale che sia, ciascuno di noi preferisce un certo stile di guida o contro-guida, solitamente quello a cui è più abituato/a. Questo non lo rende quello “più giusto” ma semplicemente quello che fa sentire a più agio. L’abilità di sapersi adattare consiste nell’essere flessibili così da sapersi muovere e ballare virtualmente con qualunque partner di ballo.
Nel ballo sociale ritengo importante non perdere mai di vista gli obiettivi. Quando si balla con tanti partner diversi è normale che le cose funzionino meglio con alcune persone e meno bene con altre. Ma in fondo è proprio questo il senso della connessione nel ballo: adattarsi l’un l’altro, soprattutto quando ci sono forti differenze.
Nei casi più estremi i ballerini e le ballerine hanno una idea molto rigida del ballo, spingendo verso uno stile “giusto” (quello loro) a cui pertanto l’altro debba adeguarsi. Non credo che questa mentalità volta al conformismo favorisca la socializzazione né che renda piacevole l’esperienza di ballo per entrambi; credo invece che la renda solo frustrante.
Al ragazzo che mi ha fatto quel complimento ho risposto con un grazie; a voi lettori suggerisco di guardare al ballo con questa prospettiva, collaborativa, evitando giudizi e confronti che non aiutano ne i propri compagni e che nascondono la possibilità per voi stessi di adattarvi a chi magari fa più fatica.
1. Coloro che tendono a ballare in contesti meno variegati, ovvero sempre con gli stessi partner, finiscono facilmente per isolarsi anche negli eventi di ballo sociale, ballando unicamente con gli amici della propria cerchia. Naturalmente, è del tutto legittimo. In questo blog, come sapete, mi rivolgo invece a coloro che vivono il ballo sociale con spirito di apertura e socializzazione.