La maggior parte delle persone che approccia al ballo lo fa per socializzare e per svagarsi. Ed è per questo che balli come la Salsa e la Bachata riscuotono molto successo. Dal ballare si trae comunque un piacere intrinseco dovuto al muoversi in sintonia con la musica ed in connessione con un’altra persona.
Però, con gli anni che passano credo che si stia perdendo qualcosa: le radici della Salsa.
Ballo per divertirmi…
La mia posizione in merito è che le persone vogliano essere intrattenute oppure istruite. Chi si iscrive ai corsi di ballo solitamente vuole si imparare a ballare, ma soprattutto vuole farlo in un ambiente ed in una atmosfera piacevole e divertente. Solo in un secondo momento, dopo qualche anno, emergono quegli alunni seriamente motivati ad approfondire e disposti a studiare. Tutti gli altri, compresi molti che poi diventeranno comunque insegnanti, si limiteranno a padroneggiare i movimenti e le figure. Ma il ballo non è soltanto “fare figure” e imparare qualche footwork.
Noi che siamo nati lontani dal Sudamerica e da Cuba non ascoltiamo Salsa o Bachata sin da piccoli, non parliamo Spagnolo, per cui non comprendiamo né le musiche né i testi. In pratica, non sappiamo nulla di quei generi musicali. Col tempo impariamo a riconoscere alcuni elementi utili a ballare e con quelli siamo a posto per sempre. Solo chi segue un percorso accademico impara a conoscere (e spesso suonare) gli strumenti stessi, ed in particolare le Conga e la Clave.
Questo percorso è necessario per comprendere una nozione di fondamentale importanza: ciò che differenzia lo stile cubano da tutti gli altri sta proprio nella cadenza con cui la musica si esprime. Per questo motivo il mio insegnante insisteva molto su questo punto e continuava a ripeterci che:
“Per ballare la Salsa così come la balliamo noi Cubani dovete imparare ad ascoltare la nostra musica così come la ascoltiamo noi cubani” (Esmil Diaz)
il corpo cioè si muove a ritmo così come lo percepiamo. Senza una comprensione della musica cubana, quindi, lo stile di ballo sarà visibilmente “europeo” e poco “cubano”. Non c’è nulla di sbagliato in questo, ma aspettate a trarre conclusioni affrettate, c’è dell’altro.
Anni fa era ciò che tutti noi iscritti volevamo: ci piaceva un insegnante per il suo stile cubano e volevamo acquisire proprio quello stile li. I tempi però cambiano e così anche le motivazioni. La stragrande maggioranza delle persone non se ne fa nulla di saper ballare con uno stile ben preciso; cercano invece di imparare con il minimo sforzo per poter svagarsi durante le serate di ballo sociale. Per questo la modalità di insegnamento che commercialmente funziona meglio è quella di insegnare le cose come fossero mini-coreografie, pattern, lasciando tutto il resto al minimo indispensabile. Facilmente anche le vostre lezioni saranno occupate prevalentemente da figure o da qualche footwork.
La conseguenza di questo modo di insegnare è che si stanno via via perdendo le radici e lo stile cubano, e con esso anche
Il motivo è ovvio: il tipico studente inizia a ballare la Salsa verso i 30-35 anni e spesso senza aver mai ballato prima. Costui ovviamente non ha la testa di iniziare con un percorso teorico-pratico: vuole divertirsi e basta; è li per quello, non per diventare un ballerino professionista. Per questo le scuole devono partire dai loro bisogni e semplificare le cose.
Dei tanti che col tempo si appassioneranno, ne spunterà fuori qualcuno disposto a fare uno sforzo in più ed approfondire. Succederà solo se e quando comprenderà che il suo unico limite è la sua mentalità.
… ma da chi insegna pretendo competenza
La semplificazione ed il puntare sul far divertire, però, non devono essere una scusa per fare le cose superficialmente. Da chi insegna ci si aspetta una certa competenza!
Cosa che purtroppo non è sempre presente. La storia è questa: con la diffusione della Salsa sono nate anche tantissime scuole guidate da insegnanti con una preparazione inferiore e non paragonabile a quella dei tanti maestri cubani. Questa proliferazione di maestri ha il grande merito di aver contribuito a diffondere ulteriormente il verbo della Salsa, tuttavia fra questi sono presenti anche degli “insegnanti improvvisati” che, ignari loro stessi di non avere delle basi adeguate, trasmettono tecniche blande e portano i loro alunni “fuori strada”. In pratica, cioè, i loro alunni arrangiano qualcosa ma di fatto riescono a ballare unicamente fra di loro e nella loro cerchia di amici; incidendo così negativamente sulla diffusione salutare del ballo della Salsa.
Il ballo è libero e così anche l’insegnamento: per questo è importante che gli alunni sappiano a chi si affidano così da poter scegliere consapevolmente.
Il ruolo degli insegnanti cubani
Il motivo per cui sono sempre meno le persone che studiano le danze cubane è fondamentalmente legato al periodo di leggerezza in cui viviamo. Ma anche dalla mancanza di insegnanti carismatici capaci di stimolare interesse e curiosità. Ritengo cioè importante, anzi fondamentale per il futuro della Salsa, che da Cuba arrivino professori preparati, pieni di passione e capaci di insegnare ai non-cubani partendo proprio dalle necessità e dai desideri dei non-cubani.
Non c’è nulla di male nel fatto che esistano scuole che insegnano una salsa più vicina alle persone e meno alle origini. In fondo è anche grazie a questa semplificazione che il ballo si è diffuso così tanto e così capillarmente nel mondo.
C’è inoltre un fattore psicologico di non poco conto da tenere presente. Alcune persone prediligono un corso tenuto da una persona simile a loro. In pratica, vedere un professionista cubano scoraggia coloro che meditano di iniziare a ballare per svago. Per questo preferiscono una scuola guidata da un ambiente più vicino a quello locale. Psicologicamente, un professionista cubano è visto come qualcuno che ti farà sudare; mentre una scuola più modesta sarà allineata al principio di ballare senza troppe pretese. Si tratta di una percezione, e come tale è un pregiudizio spesso non supportato da fatti.
Ritengo che questo sia il fattore principale che ha portato generazioni di maestri cubani ad adattarsi e proporre classi cercando di far divertire nel modo in cui piace a loro: ovvero coreografie che richiamano più il fitness, il reggaeton, che le radici della Salsa. Le persone più giovani sono anche contente di muovere il loro bacino ma quelle meno giovani sono generalmente in imbarazzo nel farlo.
E poi ci sono le altre persone, che invece si affidano ai maestri cubani proprio in virtù del fatto che vogliono imparare a ballare come nel folklore cubano. Costoro accettano la realtà e cioè che il processo di apprendimento richiede tempo e sono coloro con i quali ballare è solitamente bello e piacevole.
Il punto è che quando ci si focalizza sui numeri a scapito della qualità, si fa un danno a se stessi ed agli altri; viceversa, puntare sulla qualità è una garanzia che i numeri presto o tardi arriveranno.
Conclusione
Qualunque ballo si evolve influenzato dagli usi e costumi dei luoghi dove viene praticato. Per questo comprendo che i balli che diventano popolari a Cuba o le cose che vanno di Europa “entrino” anche nella Salsa (sto pensando al reggaeton).
Credo che la varietà e la pluralità siano dei valori e che da essi la comunità ne tragga vantaggio. I motivi per i quali le persone si iscrivono ai corsi di ballo sono infatti disparati e quanto più è varia l’offerta tanto più essa può soddisfare la domanda.
Tuttavia, ritengo anche che non si debba necessariamente seguire il trend del momento. Ritengo che il mantenimento delle radici sia un pilastro fondamentale da non perdere mai di vista. Ovviamente durante le serate sociali balliamo per svagarci e divertirci. Ma che a lezione l’obiettivo non è solo intrattenere ma anche insegnare.